La voce di Osama chiama nuovi martiri

L’avevano preannunciato e il redivivo Osama non si fa attendere. Ricompare per la seconda volta in pochi giorni, preconizza carovane di martiri, ma per intanto manda avanti quelli già sperimentati, quelli già messi alla prova l’11 settembre di sei anni fa a Manhattan. La grande paura per il secondo messaggio e l’eventuale minaccia di nuovi colpi all’orizzonte si stempera così nella retorica di un messaggio alla memoria di un terrorista già trapassato. L’unica vera minaccia di questo 11 settembre. L’autobomba carica d’esplosivo, pronta a esplodere in Turchia, resta così infinitamente lontana dalle frontiere americane. E le parole del capo di Al Qaida risuonano come un cliché scontato ravvivato soltanto dalle raccomandazioni del direttore dell’intelligence statunitense Mike McConnel che ricorda la minaccia di eventuali cellule dormienti e invita gli Stati Uniti a vigilare.

Il grande protagonista del contro anniversario firmato Al Qaida, al fianco del restaurato Osama “barbanera”, è Waleed al Shehri. Il suo nome esce direttamente dalla lista dei terroristi che sei anni fa dirottò il secondo Boeing piantatosi nelle Torri Gemelle. Fedele alla consolidata liturgia che prevede ad ogni anniversario la diffusione del testamento di uno dei kamikaze la macchina propagandistica di Al Qaida sceglie le memorie di Waleed e le affida al commento del “restaurato” numero uno. «Verremo da voi vi colpiremo davanti e dietro, da destra e da sinistra» le minacce del kamikaze Waleed risuonano come un macabro vaticinio ripetutosi puntualmente a Madrid e a Londra. Non a caso Osama lo addita a tutti i seguaci di Al Qaida come l’esempio, il simbolo da seguire: «Al Shahri era senza dubbio giovane d’età, ma portava nascosta nel cuore una fede enorme» ricorda lo sceicco del terrore, trasformando l’impresa del terrorista kamikaze nella parabola del buon militante, del musulmano redento capace di scorgere la verità e comprendere la devianza di governanti e sovrani arabi allontanatisi dalla rivelazione islamica e trasformatisi in vassalli dell’Occidente. «C’è una grande differenza tra il cammino di questo giovane e nobile uomo e il cammino di tanti sovrani, presidenti e ipocriti ulema, quelli - sostiene Osama – lottano per sfruttare gli altri e garantirsi una vita agiata, i giovani come Al Shehri vivono sognando d’immolarsi per la supremazia del Signore».

Parole strettamente in sintonia con il testamento del giovane kamikaze che annuncia di essersi sacrificato per cambiare la disgraziata situazione dei Paesi islamici: «La condizione dell’Islam in questo momento fa piangere, è un panorama di debolezza, umiliazione, frustrazione e sottomissione, tanto soffrire è un’inevitabile conseguenza per aver dimenticato gli obblighi e gli ordini impostici da Allah, aver indugiato nella ricerca di piaceri proibiti e aver abbandonato la via maestra della guerra santa». Le parole del defunto diventano però nell’interpretazione di Osama una sorta di comico «armiamoci e partite». Pur ricordando che «ora tocca a noi far la nostra parte» Osama Bin Laden invita solo «i giovani uomini dell’Islam a unirsi alla carovana dei martiri. Fino a quando non avremo colpito a sufficienza sarà vostro dovere – ricorda l’implacabile Barbanera - unirvi alla grande marcia verso l’altissimo e l’Onnipotente».