Voci di addio a Telecom, vola Pirelli

Tronchetti Provera: "Ok a nuovi partner in Olimpia ma solo con quote di minoranza". Si riaccende la bagarre sui titoli della scuderia dell’imprenditore milanese. Scambi intensi sulla Bicocca: passa di mano l’1,13% del capitale

Milano - Marco Tronchetti Provera sarebbe pronto a chiudere definitivamente la sua avventura in Telecom Italia per dedicarsi alle altre attività di Pirelli. È bastata questa ipotesi, avanzata dal Sole 24 Ore, per mettere le ali ai titoli del gruppo. Risultato: alla fine della seduta di ieri Pirelli ha messo a segno un rialzo del 4,65% (0,75 euro). In una giornata di «mezzo ponte» natalizio gli scambi sono stati intensi: sono passati di mano quasi 60 milioni di titoli, equivalenti all’1,13% del capitale. Un livello molto lontano da quelli raggiunti nei giorni «caldi» di metà settembre (allora in una sola giornata si superarono i 350 milioni) ma pari a tre volte quelli registrati nei giorni prima di Natale. Con Pirelli sono saliti tutti i titoli della galassia Tronchetti, a partire dalla stessa Telecom. Quest’ultima ha guadagnato il 2,33%, mentre Pirelli Re ha fatto segnare un più 0,99%, Telecom Italia Media ha guadagnato lo 0,45% e Camfin, vertice quotato della catena di controllo, è cresciuta del 5%.

Quanto alle reazioni di Tronchetti Provera un comunicato emesso nel pomeriggio ha ribadito la posizione sostenuta in passato: Pirelli è sì disponibile all’ingresso di nuovi soci in Olimpia (la holding che controlla il 18% di Telecom) ma con quote di minoranza.
Nulla di nuovo, dunque. Almeno ufficialmente. La strategia dichiarata di Tronchetti resta quella di alleggerire il proprio investimento nel settore tlc, senza privarsi della possibilità di approfittare di una eventuale ripresa delle quotazioni. Un’inversione di tendenza attesa ormai da più di cinque anni, da quell’estate del 2001 in cui il gruppo rilevò da Chicco Gnutti e compagni le azioni Telecom a un prezzo rettificato di 3,74 euro (ieri il titolo ha chiuso a 2,28).

Dopo aver liquidato Banca Intesa e Unicredit, Pirelli oggi possiede l’80% di Olimpia. Il controllo è esercitato congiuntamente ai soci Benetton, che hanno il 20% (nessuno dei due partner può nominare più di 3 consiglieri su sei e per le operazioni straordinarie è necessario l’accordo di entrambi) ma gli spazi per far scendere la partecipazione e smobilizzare risorse sono ampi. Di recente è stato tolto di mezzo un ostacolo di rilievo: Pirelli ha svalutato in bilancio le azioni Telecom possedute attraverso Olimpia da 3,9 a 3 euro. La perdita contabile è stata superiore ai 2 miliardi ma ormai il prezzo di carico non è lontano da quello di mercato e questo potrebbe consentire eventuali operazioni straordinarie senza ulteriori e rilevanti salassi. Per quanto riguarda i potenziali interessati, poco più di un mese fa uscì allo scoperto il fondo Blackstone che, attraverso il suo presidente Tony James, si dichiarò interessato a una partecipazione di minoranza. Le ipotesi avanzate dai giornali sono peraltro numerosissime: si va da Telefonica (che periodicamente viene coinvolta ma che difficilmente potrebbe accontentarsi di un ruolo non gestionale) ad altri fondi di private equity, fino a cordate di imprenditori italiani.

Da rilevare che il recente accordo di consultazione concluso tra Olimpia, Mediobanca e Generali per rafforzare la presa su Telecom lascia a Pirelli la più ampia libertà di movimento. Il punto 6 dell’accordo prevede anche l’ipotesi che Pirelli decida di cedere tutta la partecipazione in Olimpia. In quel caso Generali e Mediobanca avrebbero un diritto di prelazione che decadrebbe se l’acquirente si impegnasse ad acquistare alle stesse condizioni anche le loro partecipazioni.