«Voci assurde sull’euro: indietro non si torna»

Le stime 2005 parlano di una crescita del Pil di Eurolandia tra l’1,1 e l’1,7. Ma i mercati prevedono che alla fine la Bce agirà sul costo del denaro

Gian Battista Bozzo

da Roma

«È del tutto assurdo. È come chiedermi se la California o l’Alaska o il Texas potrebbe avere la loro moneta, al posto del dollaro. È totalmente privo di senso, e non dirò più una parola su questo argomento». Jean-Claude Trichet sembra perdere per un momento l’aplomb di banchiere centrale quando, durante la conferenza stampa che fa seguito alla riunione del direttivo, qualcuno gli chiede: è possibile che l’unione monetaria si dissolva, magari parzialmente, dopo i «no» di Francia e Olanda alla Costituzione europea?
Assurda l’idea di una retromarcia, replica dunque Trichet. «È un evidente nonsense», aggiunge il presidente della Banca d’Olanda, e componente del consiglio Bce, Nout Wellink. Ma il solo fatto che la domanda «È possibile tornare al marco?» faccia capolino sulle prime pagine della stampa tedesca, da Stern alla Bild Zeitung - da sempre segnalatori dei maldipancia e dei malumori popolari in Germania - fa innervosire un po’ tutti. La Banca centrale europea sta fisicamente a Francoforte, da dove regola la politica monetaria di dodici Paesi a moneta unica, ed è dunque molto esposta alle correnti d’aria fredda. Anche il ministro delle Finanze tedesco Hans Eichel e il suo vice agli Affari internazionali, Caio Koch-Weser, sono costretti a intervenire per smentire ogni possibilità di ritiro della Germania dalla moneta unica: «È irresponsabile creare panico perché una rivista pubblica una storia non vera; non c’è mai stata una discussione intorno a una possibile rottura dell’unione monetaria», afferma Eichel davanti al Parlamento. Mentre Koch-Weser definisce «pazzesco» considerare l’euro come un peso per l’economia.
Ma l’economia europea non va bene, e molti cittadini di Eurolandia se la prendono con l’euro e con le rigidità della Bce. Trichet, impassibile, conferma il ruolo da «guardiano della stabilità dei prezzi» attribuito da Maastricht alla Banca centrale di Francoforte. «Crediamo che rafforzare la fiducia di consumatori e famiglie sia uno strumento importantissimo di stimolo alla crescita e alla creazione di posti di lavoro», osserva il presidente della Bce.
L’inflazione, in Europa, è sotto il 2%. Tutte le indagini a disposizione della Bce indicano che, anche a medio termine, la tendenza dei prezzi non supererà l’1,9%. Nonostante questo, la Banca centrale non riduce i tassi d’interesse; non lo ha fatto neppure ieri. E anzi, Trichet avverte i giornalisti che un taglio dei tassi non si profila, per il momento, neppure all’orizzonte: «Se l’avessimo in mente, ve lo avrei fatto capire. Vi dico invece che ritengo appropriati i tassi attuali», dice.
Politica monetaria ferma, dunque, nonostante il progressivo deteriorarsi dell’economia reale nell’area dell’euro. La stessa Bce sta continuando a ridurre le proprie proiezioni sulla crescita economica: le ultime stime parlano di una crescita del Pil variabile fra l’1,1 e l’1,7% quest’anno, mentre la forchetta 2006 varia fra l’1,5% e il 2,5%. Crescita economica al ribasso e inflazione ampiamente sotto controllo non spingono comunque la Bce ad agire sul fronte della politica monetaria. Trichet parla di condizioni «eccezionalmente favorevoli» per gli investimenti delle imprese, aggiungendo che per le famiglie europee «forse è venuto il momento di consumare». Il presidente della Bce rinnova invece l’invito alla prudenza nella politica di bilancio: l’andamento delle finanze pubbliche nei principali Paesi di Eurolandia «continua a destare preoccupazione, dato che pochi hanno i conti in ordine».
I mercati non sembrano tuttavia credere al cento per cento alle parole di Trichet. La sensazione diffusa è che, se il secondo trimestre confermerà il brutto andamento del primo per diversi Paesi di Eurolandia, a Francoforte non si potrà ancora star fermi, come sta accadendo da due anni a questa parte. «Il pendolo sta oscillando verso un allentamento della politica monetaria - osserva David Brown, capo economista alla banca Bear Strearns di Londra -: crediamo che un taglio dei tassi sia inevitabile tra la fine dell’estate e il quarto trimestre di quest’anno». «Non è ancora un cambiamento di direzione - aggiunge Lorenzo Codogno, capo economista alla Bank of America - tuttavia la Bce sta cercando di lasciare una porta aperta per una riduzione dei tassi, senza segnalarlo apertamente».