Vodafone, in 3 anni

I percorsi per arrivare alla banda larga sono infiniti. Se quello di Telecom passa per la telefonia fissa quello di Vodafone è mobile. Così la società inglese che in Italia è presente con una delle controllate a maggior redditività nel mondo, la ex-Omnitel, sta accelerando sulle tecnologie che permettono di aumentare la velocità di trasmissione dei dati sulla rete mobile. E già nella primavera del 2009 avrà le sue reti pronte per supportare la tecnologia Hsdpa (High Speed Downlink Packet Access) a 14,4 Mb (Megabit), ossia una velocità doppia rispetto all’attuale, per poi arrivare nel 2012 al cosiddetto Lte (Long Term Evolution) che consente velocità fino a 100Mb. Tramite la tecnologia Lte, ossia la quarta generazione di telefonia cellulare, sarà così possibile scaricare un film in 90 secondi.
In attesa di battere nuovi record di collegamento veloce, dal punto di vista pratico l’uso intensivo di queste tecnologie potrebbero tagliare gli enormi costi che l’italia si trova ad affrontare per avere una rete estesa a banda larga di nuova generazione anche se ovviamente le tecnologie mobili, meno affidabili del cavo, non risolverebbero tutti i problemi. Certo l’ipotesi prospettata dall’amministratore delegato di Vodafone Italia Paolo Bertoluzzo è interessante.
Per Bertoluzzo infatti il cosiddetto digital divide, il divario tra chi ha accesso alle tecnologie a banda larga e chi no, può essere superato in 3 anni con un investimento di meno di 500 milioni di euro. «In Italia - ha detto Bertoluzzo - l’8% della popolazione non ha la banda larga. In 3 anni, con un investimento di 500 milioni da effettuare anche con altri operatori, sarebbe possibile ridurre all’1% la popolazione non raggiunta dalla banda larga. Noi ci impegniamo a coprire nel 2009 un comune privo di banda larga ogni mese in una regione diversa». E il segretario alla sviluppo economico Paolo Romani che coordina il progetto banda larga ha ricordato che il governo ha già stanziato per questo 1 miliardo di euro in tre anni. «Secondo alcuni studi - ha detto Romani- l’introduzione di una rete di nuova generazione dovrebbe portare a uno sviluppo del Pil dell’1, 1,5% annuo. E se poi si riesce a spendere meno dei circa 15 miliardi di euro previsti per la rete di nuova generazione di Telecom sarà comunque un vantaggio». Quanto ai tempi, il gruppo di lavoro coordinato da Francesco Caio, che fu il primo ad della neonata Omnitel, dovrebbe sfornare un progetto omogeneo (che tiene conto dunque anche della potenzialità delle reti mobili)tra un paio di mesi. Lo stesso tempo che servirà al governo per preparare la cessione delle frequenze ex-Ipse, il gestore Umts che mai ha iniziato ad operare. Queste frequenze, che valgono tra i 100 e i 200 milioni di euro (anche se la base d’asta sarà fissata per la prima tornata ai livelli di quella Umts del 2000 e dunque intorno ai 2 miliardi di euro), consentiranno un maggior sviluppo della rete mobile. Questa volta a banda super larga.