Vodafone: cresce ancora sul mercato italiano, stop a livello mondiale

«Bene i servizi di banda larga. Il piano Caio sulla rete è un passo avanti. Necessario l’impegno di Telecom»

Salgono i ricavi di Vodafone +16% e calano gli utili del 53,8% nel 2009 a causa di svalutazioni (per 5 miliardi di sterline) effettuate in Spagna e in Turchia. Nelle tasche della società guidata dall'italiano Vittorio Colao restano comunque 3,08 miliardi. Risultati sostanzialmente in linea con le stime degli analisti, anche se il titolo ha chiuso a -3,96%%. In Italia Vodafone, nel primo anno di gestione Bertoluzzo, ha portato a casa risultati in crescita con ricavi da servizi che si attestano a 8,3 miliardi di euro (+1,2%) grazie anche alla banda larga. «Siamo cresciuti in termini di ricavi complessivi in un mercato in contrazione. È andata molto bene la banda larga mobile e fissa e abbiamo tenuto nei servizi tradizionali - ha spiegato Paolo Bertoluzzo ad della società italiana -. Abbiamo 921 mila clienti Adsl e 2,3 milioni di clienti di rete fissa considerando anche quelli di Tele2. I nostri margini operativi sono già positivi. Continuiamo ad investire quasi un miliardo di euro all'anno in servizi e tecnologie».
A che punto è il dibattito sulla rete di nuova generazione?
«Bisogna considerare due fattori: uno tecnico-operativo ed uno economico-finanziario. Per costruire una rete in fibra in maniera efficiente bisogna partire da quella in rame. Telecom è l’unica che avrebbe la possibilità di trasformare il network in rame con costi sostenibili in fibra. Ma va considerata la sua posizione finanziaria e la sua capacità di investimento. C’è anche la mancanza di competizione tra infrastrutture. Negli altri Paesi gli incumbent sono spinti ad investire perché temono la concorrenza degli operatori tv via cavo che evolvono verso servizi a banda larga alternativi alla fibra».
Tra le opzioni dello studio di Francesco Caio per il governo figura quello delle 100 città da coprire al 50% in 5-6 anni con una spesa di circa 10 miliardi.
«Si tratta di un ragionamento di politica industriale. Sarebbe la scelta che non ci lascerebbe indietro rispetto agli altri Paesi. Se vogliamo dare un’accelerazione forte siamo costretti dai fatti a guardare all’opzione di un intervento pubblico, sia chiaro non con capitale a fondo perduto, ma un progetto di sistema per sviluppare una infrastruttura che copra la metà della popolazione in 5-6 anni con la rete di nuova generazione. Il rapporto Caio presenta basi oggettive. È arrivato il momento di ragionare con Governo, Autorità e tutti gli operatori su come procedere».
Possiamo già fare un bilancio per Open Access?
«Stiamo dando un contributo positivo alla realizzazione degli impegni. Abbiamo apprezzato le nomine fatte dalla Autorità per le Comunicazioni. Si stanno avviando i tavoli operativi. La differenza la farà Telecom se contribuirà, come ha dichiarato, in modo rapido e fattivo».
E sul fronte del mobile?
«I ricavi della voce sono a 5,5 miliardi in flessione del 2,4%. I volumi di traffico crescono ma si riducono i prezzi per i clienti e le tariffe di terminazione».
Qual è il servizio che cresce di più?
«Ci sono due nuove frontiere, quelle della connettività con le chiavette e i minipc e quello della navigazione in internet con gli smartphone come iPhone, Storm e il recente “Google phone” di Htc. Quello che si rischia su questo ultimo fronte è la frammentazione dei servizi e dei contenuti. Per questo abbiamo lanciato con China Mobile, Softbank e Verizon il progetto di una piattaforma unica per lo sviluppo di applicazioni compatibili con i sistemi operativi di tutti i cellulari. Uno standard unico per oltre un miliardo di clienti».