Vodafone «stacca» 12mila cellulari

Gaetano Ravanà

da Agrigento

Da due giorni a Licata dodicimila utenti della Vodafone, il colosso mondiale della telefonia mobile non ricevono più il segnale sui propri telefonini. La società milanese si è scontrata, un paio di anni fa con gli interessi di un comitato spontaneo di comuni cittadini che chiedevano la rimozione delle antenne dei telefonini dai tetti dei palazzi del centro urbano. Nel 2001 il comitato contro l’elettrosmog propose una raccolta di firme che riscontrò l’adesione di migliaia di cittadini, e il consiglio comunale di allora votò un nuovo regolamento in materia. Si decise di eliminare, con effetto retroattivo, tutte le postazioni che insistevano all’interno del centro urbano e si individuarono cinque distinte aree, poste in zone isolate, dove installare le antenne. La Vodafone, allora Omnitel, si oppose a questa decisione del Consiglio Comunale e si rivolse al Tribunale Amministrativo Regionale per far valere le proprie ragioni. Il Tar si pronunciò a favore del Comune di Licata e la stessa cosa ha fatto martedì il Consiglio di Giustizia Amministrativa, cui i legali della società di telefonia si erano nel frattempo rivolti. La sentenza è immediatamente diventata esecutiva e tutto assieme, un terzo della popolazione licatese si è ritrovata con i telefoni «muti».
Il sindaco di Licata, Angelo Biondi, ha infatti, subito ordinato l’apposizione dei sigilli ai ripetitori e questo ha colto impreparata la società, che non si aspettava tanta celerità, come ha spiegato il responsabile dell’ufficio stampa area sud della società, Fabrizio Ponsiglione. «Non ci aspettavamo un così celere intervento da parte dell’Amministrazione Comunale, il Sindaco aveva la facoltà di attendere che si concludesse la terza fase legale cioè il dibattito nel merito, che inizierà solo dopo che avremo tra le mani la sentenza del Cga. Comportandosi diversamente non avrebbe privato dodicimila i suoi concittadini di un servizio ormai divenuto fondamentale».