La Vodret sgombra il campo dai dubbi: «Ecco i capolavori del grande maestro»

«Le opere documentate, quelle citate da fonti a lui contemporanee e, infine, quelle unanimemente accettate dalla critica e mai messe in discussione». Sono criteri rigorosi quelli con i quali Rossella Vodret ha selezionato le tele da prendere in esame e inserire nel suo libro Caravaggio, l’opera completa, appena pubblicato da Silvana editoriale. Duplice l’obiettivo: fare chiarezza nella produzione dell’artista e restituirgli integrità stilistica. Seguendo un percorso cronologico, il volume ripercorre attraverso le opere, la vita dell’artista, passando in rassegna lavori, amicizie e ripensamenti pittorici evidenziati da restauri e analisi diagnostiche, senza dimenticare le questioni ancora non risolte inerenti la sua produzione, a partire dalla tecnica esecutiva. Tranne alcuni rari casi, Caravaggio non realizzava disegni preparatori. La scoperta, negli anni 80 del Novecento, di «incisioni», segni nella pittura fresca eseguiti con il manico del pennello, come strumento per «appuntare» le figure, sembra ormai superata da nuove ricerche. «Alcuni studiosi - spiega l’autrice - di recente hanno anche pensato che per riportare le figure sulla tela egli abbia usato una sorta di tecnica fotografica ante litteram con l’utilizzo di una proto-camera oscura e di una preparazione della tela con sostanze sensibili alla luce».
Un saggio, in appendice è poi dedicato a Narciso, che, inserito nel catalogo caravaggesco nel 1913 da Roberto Longhi, è ancora oggi molto dibattuto per quanto riguarda la paternità, attribuita a Caravaggio, come fa la studiosa, o a Spadarino. Dell’opera è presa in esame la complessità iconografica che ha il suo corrispettivo nella difficoltà di esecuzione, raffigurando un uomo che guarda se stesso. Costruendolo con un gioco di specchi, l'artista crea così un riflesso realistico e «scientifico» ma, contemplando l'impossibile osservazione di altri, assolutamente falso. Magia dell’arte che riflette la realtà e la supera.