Voglia di biscotto. Noi non lo faremmo?

L’Olanda siamo noi. La voglia di biscotto, la sindrome da accerchiamento, l’ipotesi del complotto. Abbiamo paura di essere presi a pallonate da un accordo sottobanco: prima di pensare di battere la Francia stiamo qui a chiederci se Van Basten sarà un signore, se giocheranno i più forti e se quelli che andranno in campo si impegneranno. Ci butteranno fuori di certo. Pensiamo che, diciamo che, sosteniamo che: non c’è niente di più sicuro della malafede. Noi lo faremmo, questo biscotto. La verità: se fossimo primi e qualificati, giocheremmo davvero? Soprattutto: ma tra Romania, Olanda o Francia, chi preferiremmo incontrare di nuovo più avanti? Possiamo prenderci in giro da soli, raccontarci che vista la partita di venerdì, le difficoltà, il portiere Lobont, ci piacerebbe eliminare la Romania. Bugie, solo bugie. Noi al posto dell’Olanda penseremmo che la Romania è la scelta più giusta, la più facile da battere in un’altra partita, la più scarsa, quella che probabilmente al primo scontro diretto andrebbe fuori. Allora qualificati, felici, strombazzanti e dopo un tuffo in qualche fontana, ci metteremmo a fare i conti. Pareggio? Pareggio. Sconfitta? Sconfitta. È passato appena un mese da quando sei calciatori del Livorno sono stati squalificati perché a fine partita hanno pestato un calciatore dell’Atalanta che s’era impegnato troppo in una partita che a lui non avrebbe dovuto dire nulla e che per loro era l’ultima speranza di salvarsi. Ci siamo stupiti perché il Siena è andato a Milano a giocare una partita vera alla penultima giornata di campionato contro l’Inter, abbiamo applaudito all’onestà di chi ha tolto i punti decisivi a qualche squadra che poteva o doveva salvarsi. E Tuta? Finì per essere rincorso e insultato perché aveva fatto il suo mestiere, cioè segnare. Fu anche cacciato per lo stesso motivo.
L’Olanda siamo noi con tutti i nostri difetti. Quattro anni fa Danimarca e Svezia si misero d’accordo: è sicuro, anche se nessuno lo potrà mai dimostrare. Puniti noi, da un’ingiustizia, dalla vigliaccheria, dalla malafede. Gli altri, cioè noi. All’epoca a quelle due squadre serviva un punto a testa per fregare l’Italia e allo stesso tempo qualificarsi insieme. Danesi e svedesi si odiano, ma in nome dell’obiettivo comune possono diventare fratelli. Scandalo? Noi avremmo fatto lo stesso con i francesi. Biscotto, torta, combine. La chiamiamo in tutti i modi e significa la stessa cosa. Siamo dei malfidati che pensano che i malfidati siano gli altri: nello sport, nella vita, in famiglia. Così sospettosi da proiettare sugli altri le nostre manie, i nostri errori, il nostro modo di essere. Nei bar, nei ristoranti, agli angoli delle strade: il biscotto lo dice anche la signora convinta che con la Romania ci siano stati i supplementari. Biscotto a prescindere. Scaramanzia e insicurezza. Prima di sapere che cosa succederà è meglio trovare un alibi. E sperare che gli olandesi facciano gli olandesi. Anche se l’Olanda oggi siamo noi. E nessuno si senta offeso.
Giuseppe De Bellis