Voglia di commissario al timone del porto

Tanta voglia di commissario al timone del porto dei veleni: è l’idea - e non precisamente una «pazza idea» - che circola con sempre maggiore insistenza sulle banchine dello scalo genovese, in questi giorni di bonaccia agostana che pare facciano presagire tempeste con mare forza nove. Spunta già il nome del designato che salirebbe sul ponte di comando di Palazzo San Giorgio al posto dell’attuale presidente Luigi Merlo: è Maurizio Maresca, già presidente (non rimpianto) dell'Autorità portuale di Trieste, noto avvocato, esperto di diritto marittimo e superconsulente del sindaco Marta Vincenzi dopo essere stato consigliere dell’allora ministro dei Trasporti e della Navigazione Claudio Burlando nel periodo 1996-1998. I giochi, però, che dovrebbero (vorrebbero) portare Maresca al vertice dell’Autorità portuale genovese sono tutt’altro che definiti. Anzi: la surroga di Merlo, uomo di fiducia dello stesso Burlando, presuppone che vadano a posto parecchi tasselli di un puzzle avviato (e non ancora portato a termine) con l’inchiesta che ha portato all’arresto e alle dimissioni del predecessore Giovanni Novi. Intanto, per quanto riguarda le ragioni che stanno alla base della scelta commissariale: il sostanziale impasse dello scalo, sotto i colpi inferti dalla magistratura, ma anche per lo stallo degli interventi - calata Bettolo, terminal Multipurpose su tutti - in grado di far decollare l’operatività sulle banchine. Senza dimenticare lo «scoglio-Vte», che ancora impedisce l’approdo a Genova dei grandi vettori. Ebbene, in questo quadro certamente non idilliaco, e mentre in sede nazionale si prepara la legge di riordino del sistema portuale, qualcuno pensa bene (o male, dipende dai punti di vista) che sia venuto il momento di dare il benservito a Merlo, giudicato troppo gentile, troppo vicino a Burlando e, quindi, troppo ossequioso nei suoi confronti. Mettiamoci pure il sale (amarissimo) dei rapporti avvelenati con la Compagnia unica dei camalli di Paride Batini, il pepe (nero) della contrazione dei traffici, soprattutto in rapporto alla concorrenza nel Mediterraneo, e il peperoncino dei 17 contenziosi giudiziari pendenti come altrettante spade di Damocle sull’operatività di un porto che dovrebbe intercettare l’enorme flusso di merci provenienti dal Far East... Insomma: la battaglia, seppure nel chiuso degli scagni del potere occulto, è in pieno svolgimento. Ma non è detto che, alla fine, a spuntarla sia proprio il «papabile» Maresca: anche nel conclave per Palazzo San Giorgio, come si è ben visto in passato, chi entra papa rischia di uscire cardinale. Nonostante gli sponsor.