VOGLIA DI ENERGIA

C’era una volta Genova capitale del nucleare. E potrebbe tornare ad essere così. All’Ansaldo, unica azienda italiana con una vocazione industriale nel settore (il Cnen - comitato nazionale per l’energia nucleare - svolgeva essenzialmente attività di ricerca), lavoravano circa 2500 persone impegnate in due gruppi distinti denominati Nira e Ansaldo impianti nucleari. La Nira collaborava con la Francia ai reattori veloci come Superphénix. Ansaldo impianti nucleari invece si occupava della parte convenzionale delle quattro centrali nucleari italiane (Latina, Trino Vercellese, Caorso e Garigliano). Poi arriva il disastro di Cernobil e il referendum dell’8 novembre del 1987. E in un amen va tutto a gambe all’aria. Oggi in Ansaldo resiste un gruppo di circa 160 persone. Un gruppo di irriducibili che continua a fare ricerca e a tentare di tenere alta, per quanto possibile, la bandiera dell’Italia nel settore nucleare. Si tratta di due equipe. Una, capitanata da Piero Merlo, partecipa alla costruzione della centrale nucleare di Cernavoda in Romania, a 200 chilometri da Bucarest. L’altra lavora oramai da anni a Cernobil dove fa costanti misure sulla radioattività residua e cerca di mettere in sicurezza gli effluenti liquidi, ovvero il materiale liquido utilizzato per il disinquinamento della centrale dopo l’esplosione. Centosessanta persone costrette per forza di cose a lavorare oltre confine. \

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