La voglia matta di Vattimo: rifare il ’68

Lascia l’università con un rimpianto: non poter andare in piazza a menar le mani. Perché Gianni Vattimo (nella foto), il filosofo più debole d’Italia, ora che va in pensione può solo sognare un nuovo ’68, come ha detto ieri agli studenti, «un grande sogno che adesso possiamo riprendere». È un peccato, per Vattimo, «che il ’68 non sia continuato». Altri 40 anni di contestazioni avrebbero fatto bene al Paese. Ma che volete farci, Vattimo non è un «non violento assoluto» (ha spiegato lui), ma un «non violento prudente». Cioè quando serve, mena pure. Contro il governo, per esempio, la sua tattica non è proprio gandhiana: «Io sarei per la presa del Palazzo d’inverno. Armi in pugno».