La voglia di redimere con la fantasia

Il dibattito sulla memoria storica e collettiva degli anni di piombo ha avuto un vitale sussulto ieri, sulle pagine del Giornale, a partire dalla constatazione che, nell’ultimo anno, il fenomeno editoriale e letterario del «romanzo terrorista» ha riportato alla luce una contrapposizione. Quella tra chi ritiene che il popolo italiano abbia «metabolizzato» il terrorismo e chi sostiene che esso è ancora una ferita aperta nelle coscienze. «La gente ha saputo digerire quel periodo» assolveva Erri De Luca. «Chi romanza quel passato non ha rispetto per le vittime e maschera un fallimento esistenziale» replicava Gabriele Adinolfi. «Si espungono dalla storia gli anni di piombo per consegnarli a una dimensione immaginaria, fantastica, onirica» commentava Michele Brambilla. E aggiungeva a proposito della moda letteraria di mettere in romanzo quel tragico periodo: «È troppo presto. Ancora non si è potuta né dire né sapere tutta la verità».