«Voglio allenarmi con Cassano per dirgli delle mie 1.400 donne»

(...) la collaborazione di Ugo Cornia.
Cosa le è capitato Gnocchi?
«La storia è quella di un uomo che si sottopone a un’analisi medica e scopre che l’unico male di cui soffre è che si è sempre tenuto tutto dentro».
C’è qualcosa di molto genovese in ciò.
«Eh, sì. Quest’uomo non ha mai esternato nulla, ma a un tratto si trova a tirar fuori tutto ciò che ha archiviato dentro di sé nella vita. Tutto raccolto in maniera maniacale in precise categorie, da quante volte ha lavato la macchina, a quante è stato rapito dagli Ufo. In un crescendo paradossale di situazioni che da piccole diventano sempre più complicate... Sì è vero: c’è qualcosa di ligure lo confermo perché sono trent’anni, forse più, che vengo al mare a Sestri Levante, e posso senza dubbio dire che il ligure è un po’ così, ma quando entri nella sua dimensione, l’amicizia diventa vera, profonda. E di amicizia così da voi ne ho parecchie».
Teatro, tv, cinema, libri e poi? Gene Gnocci non si ferma mai: i prossimi progetti?
«Fino ad aprile va avanti la stagione teatrale e il calcio su Sky, poi farò di nuovo Artù per Rai Due e ci prepareremo con Sky per i mondiali del 2010».
Va bene, su: parliamo di calcio. Delle liguri Sampdoria e Genoa.
«Alla Sampdoria vorrei dire che non vedo l’ora di allenarmi con loro per dire a Cassano che io di donne ne ho avuto millequattrocento e non solo settecento come lui... (ride) così abbassa la cresta da galletto. E poi... che dire il non seguo le squadre, seguo i giocatori, e anche quelli di Genoa e Sampdoria. E ce ne sono che mi piacciono: Cassano è uno di questi, senz’altro, ma mi piace anche Gennaro del Vecchio. E poi Palombo, Pazzini, Milito, Milanetto che è il classico regista. Per non parlare di Thiago Motta che è veramente bravo, una scoperta per me. Un giocatore che ci sta proprio bene in un campionato come questo».
Torniamo al teatro. La vedremo la prossima settimana qui a Genova, al Politeama Genovese. Le domande che si fa il protagonista sono importanti, addirittura epocali.
«Soprattutto lo spettacolo fa ridere. Parte appunto da facezie per ripercorrere un’esistenza che magari sotto certi versi può essere quella di tutti. In realtà si mette a nudo e risolve il dilemma fondamentale della vita quotidiana: è meglio mangiare prima e poi andare a teatro o prima andare a teatro e mangiare dopo?».
Lo spettacolo ha la regia di Massimo Navone che si chiede di cosa sia fatta in fondo la vita delle persone normali: se di grandi avvenimenti, di scelte fuori dal comune o episodi di eroismo. «Dietro alla sequenza di piccole azioni quotidiane, reiterate, apparentemente insignificanti si può intuire il senso più profondo dell’esistenza o sono sintomo di una follia che serpeggia dentro di noi?». La risposta agli spettatori. Che magari vedranno un Gene Gnocchi un po’ folle. Ma irresistibile.