«Voglio andare in galera per difendere il mio onore»

Fitto: «Se è possibile una giustizia come questa preferisco l’arresto»

Marianna Bartoccelli

da Roma

Per lui, schivo sino all’esagerazione, attento a non mischiare mai la sua vita privata con la pubblica, la cosa che più gli ha dato fastidio è che per mesi la sua privacy è stata violata, sezionata da estranei. Raffaele Fitto, ex-presidente della Regione Puglia, deputato di Fi, ha voluto protestare contro un procedimento che reputa ingiusto nelle motivazioni e nel modo in cui è stata fatta l’indagine, chiedendo che l’aula di Montecitorio desse l’autorizzazione al suo arresto. Un gesto, respinto all’unanimità, che gli è valsa la stima anche degli avversari.
Onorevole Fitto perché vuole finire in galera?
Devo difendere soprattutto la mia onorabilità, e per farlo metto in secondo piano l’essere parlamentare. La Camera ha preso atto dell’infondatezza delle accuse ma non è questo che ho voluto mettere in evidenza.
Non le basta la solidarietà dei colleghi?
Vede, se è possibile che ci sia un’indagine che dura dal 2001, se è possibile che un’intera campagna elettorale venga fatta con un controllo continuo, su di me, sulla mia segreteria, su quanti ho incontrato, se è possibile che mi venga contestato un reato che non esiste perché io ho regolarmente iscritto a bilancio e denunciato alla Camera come vuole la legge tutti i finanziamenti ricevuti dagli imprenditori, se è possibile che venga sbattuto sui giornali come un delinquente, se è possibile tutto questo, allora voglio essere arrestato.
Le viene contestato, e per questo la Procura di Bari chiede il suo arresto, di avere preso soldi da imprenditori...
«Dal 2001 hanno cominciato a mettermi sotto inchiesta, alla fine l’accusa scatta nel momento in cui registro legalmente i finanziamenti ricevuti. Forse mi conveniva prendere quei soldi come tangente, così non risultavano in alcun atto pubblico!»
Le Procure pugliesi hanno fornito spesso politici di primo piano alla sinistra, pensa che possa esserci una volontà politica contro di lei esponente di punta del centrodestra?
«Non entro in questo tipo di ragionamento. So di essere stato un buon presidente di Regione e di avere fatto una necessaria riforma sanitaria che è il motivo per cui ho perso le elezioni».
Vuol dire che i pugliesi non sono stati d’accordo con la sua riforma?
«Ho perso per 13mila voti, lo 0,4%, e a non votarmi sono stati quei comuni dove io ho chiuso delle inutili strutture mediche. Una cosa che rifarei e che alla fine si è rivelata giusta tanto è vero che ancora il nuovo governo non ha cambiato nulla. La Puglia è l’unica regione con i conti in pareggio sulla sanità».
Cosa le ha dato più fastidio?
«Sono stato 20 giorni a leggere le pagine con le quali i magistrati mi accusano. 150mila intercettazioni telefoniche, fax mandati e ricevuti in campagna elettorale, sms... Una montagna di carte. Inutili al processo. Mi sono sentito offeso, disgustato al pensiero che c’era sempre qualcuno che ascoltava qualunque cosa facessi, anche personale, intima. Hanno chiesto il mio arresto non perché c’era pericolo di reiterazione di reato o di fuga, ma perché sarei “incline a costruire una rete di rapporti illeciti”. È per questo che ho chiesto di non essere coperto dalla mia funzione di parlamentare: voglio aver chiaro in che paese vivo».