"Voglio batterli, anche su autogol"

Cannavaro: "Mi va bene un 5-4, però mi darebbe fastidio subire quattro reti". Barzagli: "Prima di pensare a me hanno fatto i nomi pure delle vecchie glorie..."

nostro inviato a Milanello
La coppa del mondo, d’accordo. C’è Italia-Francia e non se ne può fare a meno di evocare la notte di Berlino. Ma ad ascoltare Fabio Cannavaro questa sera sono altri i ricordi da tenere ben presenti sul prato di San Siro. Servisse uno stimolo in più, il capitano azzurro pesca nel suo archivio personale. Campionato del mondo del ’98, quarto di finale a Saint Denis, Di Biagio stampa sulla traversa il rigore decisivo e tanti saluti. Ecco, di quel giorno Cannavaro porta ancora i segni: «Quattro punti di sutura sotto l’occhio, ricordo di una gomitata di Guivarc’h. Di noi hanno detto tutto in questi due mesi, che picchiamo e trucchiamo la partita. Ma guardare ogni tanto in casa propria, non sarebbe male».
È la sua quinta Italia-Francia, toglietegli Berlino (e non si può) e lui non ha mai vinto. Stasera che svolta le 110 presenze in azzurro deve essere la volta buona per spianare i Blues, roba che senza rigori non ci riesce dai mondiali 1978 in Argentina. «Sì, è arrivato il momento di batterli. Anche se, parliamoci, chiaro, le partite fondamentali sono quelle con l’Ucraina e con la Scozia. Quindi si va in campo per vincere, ma un pareggio mica lo buttiamo via. Partita diversa dalle altre? Diciamo che in certe occasioni ci si diverte di più a polemizzare, a stuzzicare, ma noi siamo stati bravi a non cadere nelle provocazioni. Dovranno esserlo anche i tifosi questa sera. Quindi niente fischi alla marsigliese o insulti ai francesi. In Germania l’anno scorso parlavano solo di pizza e mafia, è ora di toglierci certe etichette che non ci appartengono più. E comunque, dite sempre che quando ci provocano diamo il meglio di noi, sarà così anche questa volta».
La figuraccia di Budapest non spaventa il capitano («la condizione è cresciuta, ci manca ancora qualcosa ma non è questo che può fare la differenza contro la Francia»), il problema non è «la» ma «il» marsigliese. Frank Ribery, faccia da sgherro, cicatrice da taverna. «In una nazionale già fortissima, lui è il pericolo numero uno. Si è ripreso bene da un infortunio, è veloce e imprevedibile».
Una settimana a studiarne movimenti e incroci, al fianco di Cannavaro non c’è Materazzi («anche con Marco in campo il clima sarebbe stato sereno, avrebbe solo dovuto evitare Vieira, altrimenti gli sarebbe toccato uscire a cena insieme»), ma Barzagli. Non fosse che perché Matrix lì è di casa, il rischio che San Siro inibisca il centrale del Palermo esiste. Lui, Barzagli, è già sull’attenti («hanno fatto i nomi di tutti, tranne il mio. Ci mancavano solo le vecchie glorie, poi la lista era completa»), ma Cannavaro fa il capitano e difende la sua ciurma: «Ho letto perplessità su di lui, ma già al mondiale ha dimostrato il suo valore. Che cosa gli dirò? Come in Germania, Andrea, ora ci dobbiamo divertire».
La vigilia scivola via così. Stasera le chiacchiere staranno a zero, questa storia che l’Ucraina conta di più rischia di cloformizzare gli azzurri, ma è anche con la ragioneria spicciola che si arriva all’Europeo. Lo sanno gli azzurri e anche Donadoni. Però il gusto di battere i Bleus aleggia come uno spirito nel ritiro azzurro. Persino il capitano alla fine molla le briglie e si lascia andare: «Mi basta vincere. Per 5-4, anche se mi roderebbe pigliare quattro gol, o ancora meglio per 1-0 al novantesimo su autogol».