«Voglio morire». L’ospedale dà l’ok

Un paziente chiede di non esser curato a oltranza. «Sì» dal comitato bioetico

da Genova

Ha scelto come essere curato finché è lucido per farlo. E l’ospedale gli ha consentito di esprimere il suo «no» a una sopravvivenza da vegetale. È forse il primo caso di «testamento biologico» quello deciso a Genova, all’ospedale San Martino, da un paziente ultrasettantenne affetto da una grave malattia. L’uomo, che la scorsa estate era sul punto di essere sottoposto a un intervento chirurgico che avrebbe potuto avere conseguenze irreversibili sul funzionamento cerebrale, aveva chiesto al proprio medico di non essere curato ad oltranza, qualora l’operazione non fosse andata a buon fine. Il dottore, a questo punto, aveva rivolto la richiesta al comitato etico dell’ospedale, inducendolo a interessarsi del caso. Il comitato bioetico del San Martino è composto da undici membri tra cui medici, biologi, farmacologi, rappresentanti dei malati e presieduto da Francesco Meloni, ex procuratore capo della Repubblica di Genova e magistrato in pensione. Dall’ultimo rinnovo del comitato manca tra i membri un sacerdote, che fino al maggio del 2005, invece, era presente.
Studiato il caso, il comitato ha dato parere positivo. L’uomo, che nel frattempo, però, non è più stato operato, ha avuto la possibilità di esprimere un testamento biologico. Che potrebbe, comunque, valere per il suo futuro. Non si è trattato, tuttavia, come spiega il presidente Meloni, di un caso facile. Infatti la formula non può essere quella semplicistica di «interruzione delle cure». Il comitato ha fornito indicazioni sui limiti entro i quali è possibile muoversi, evitando l’accanimento terapeutico e per rispettare la volontà del paziente in una forma tecnica che la renda «compatibile e applicabile dal punto di vista medico, illustrando le varie possibilità e ipotesi cliniche».
In assenza di una legge in materia, il comitato ha deciso di rispettare la volontà di «non sopravvivenza» del malato a tutti i costi. L’unico modo era quello di fare riferimento alla norma del codice etico medico che vieta l’accanimento terapeutico e alla convenzione di Oviedo, firmata nelle Asturie il 4 aprile del 1997 e ratificata dall’Italia con la legge 145 del 28 marzo 2001, che specifica come il medico debba tenere conto della volontà del malato precedentemente espressa, se il malato non può più esprimersi. «Di fatto è un testamento biologico», dice l’ex magistrato che conferma come, a questo punto, se l’intervento dovesse essere fatto e le conseguenze fossero le peggiori temute, il medico non potrebbe far altro che rispettare la volontà del paziente precedentemente sentito. Ad oggi l’uomo non è più stato operato, spiegano alla direzione sanitaria del San Martino, «ma qualora se ne presentasse la necessità, al paziente verrà fatto firmare, insieme con il consenso informato, anche questo documento».