«Voglio lo scudetto, vale più della Coppa»

Gian Piero Scevola

L’Inter ha bisogno di fare un po’ di ordine: ordine in società per capire dove portano le vicende Telecom, ma soprattutto ordine nella squadra che, dopo lo 0-2 col Bayern, sta passando un brutto momento. Roberto Mancini tace, anche perché mercoledì sera si era mostrato impotente e quasi rassegnato di fronte agli errori di mira di Ibrahimovic e Crespo, ma altrettanto nervoso e irascibile proprio nei momenti in cui i giocatori nerazzurri si facevano sfuggire di mano la partita sotto l’aspetto disciplinare. Un’Inter in evidente crisi nervosa, dove le paure e le ansie del tecnico in queste ultime due settimane, si sono rovesciate sui giocatori che non hanno avuto la forza di sopportare il peso psicologico dell’essere «favoriti» a tutti i costi.
Si sono guardati negli occhi, ieri ad Appiano, i nerazzurri ma non c’è stato nessuno di loro, nemmeno capitan Zanetti, che ha alzato la voce per mettere la squadra in riga (come sono lontani i tempi dei Picchi, dei Suarez, dei Mazzola, gente che non aveva peli sulla lingua!). Mancini se l’è presa solo con Grosso: l’ha chiamato da parte e gli ha fatto una bella lavata di capo per l’inutile gomitata che gli è costata l’espulsione e, probabilmente, tre giornate di stop da parte dell’Uefa. Intanto la Disciplinare confermava i tre turni di squalifica a Vieira in campionato.
Ci ha pensato invece il patron Massimo Moratti a ritornare sulla gara. «Non ho cambiato opinione rispetto al dopo partita», l’esordio di Moratti. «Ero sereno allora e lo sono adesso e l’analisi è uguale. Nelle partite di Champions è giusto attuare delle tattiche prudenti, perché è chiaro che è importante non rischiare, ma la regola vuole che si debba essere molto aggressivi e cercare di vincerle immediatamente. Quindi questa tattica più prudente (quella voluta da Mancini, ndr), forse ci ha messo in condizione, per come è andata poi la partita con le espulsioni che ci sono state, di dover subire alla fine dei gol, senza poter reagire, e quindi non è tornato il tutto. È chiaro che ora la Champions per noi è molto in salita, non solo teoricamente, come era stato detto al momento del sorteggio. È un girone difficile e quindi dovremo mettere tutta la volontà possibile accoppiata alle qualità della squadra, nella quale credo fermamente. La Champions rimane sempre un obiettivo. Perciò, molto sinceramente, sono molto arrabbiato e amareggiato. Insomma, la ferita è troppo fresca, devo anch’io analizzare e digerire il tutto».
Moratti ha poi qualcosa da dire sul nervosismo della squadra: «Il nervosismo è essenzialmente riferito all’espulsione di Grosso. La prima ammonizione a Ibrahimovic ci poteva anche stare, la seconda un po’ meno. È nel tipo di gioco di certi uomini rischiare qualche volta. Quanto a Grosso, poco da dire. Riconosco una eccessiva severità dell’arbitro nei nostri confronti, non ci è stato amico, ma non posso dire che abbiamo perso per un’ingiustizia. È stata una partita combattuta in cui è capitato a noi di avere torto su episodi importanti. E l’abbiamo pagata in pieno».
Poi Moratti fa già una scelta sorprendente: «Quest’anno privilegio il campionato, ma solo per una questione di rispetto a quel benedetto scudetto che ci hanno fatto mettere sulla maglia. E anche sotto il profilo del rispetto verso i tifosi: qualcuno contesta quella decisione, ma spero che quest’anno possa essere superato. Ho sempre sostenuto che noi lo scudetto l’abbiamo conquistato sul campo e che fuori dal campo hanno giocato gli altri. Per quanto riguarda la Champions, è meravigliosa e non è che l’abbiamo abbandonata come pensiero. Però quest’anno mi sembrava giusto fare delle scelte, ma spero anche che i giocatori pensino a entrambe le competizioni, non a una soltanto. Quanto a Mancini, non è assolutamente a rischio la sua panchina».