VOGLIONO CAMBIARE CI DICANO COME

Tutti gli occhi e le orecchie puntati su Pier Ferdinando Casini che è andato a Telese alla festa dell’Udeur di Mastella. Ci si chiedeva: darà il presidente della Camera risposte alle avances del presidente del Consiglio? Prenderà le distanze da Follini? Strizzerà l’occhio a Prodi? Ma, prima di tutto: l’Udc vuole davvero spaccare la coalizione? Chiave di lettura personale: più di 40 anni fa ebbi come caporedattore un romano brusco e diretto che si infuriava davanti ai discorsi fumosi: «Tu mi devi dire con che maglietta giochi», urlava: l'impressione è che alla fine tutti i discorsi si riducono a uno solo: giochi ancora con questa squadra? Vuoi vincere o perdere? Ci sembra che tutto sommato Casini abbia ancora voglia di vincere. Con la stessa maglietta, intendiamo.
Ieri seguivamo l’evolversi dell’evento attraverso le agenzie di stampa. E la confusione cresceva con l’entropia della politica italiana: sembra che Casini dica che l’Udc correrà da sola. Anzi no correrà da sola soltanto se la Casa delle libertà non cambia, ma non dice come dovrebbe cambiare, ora sostiene che è tardi e dunque l’Udc andrà da sola, ma ­ un momento ­ c’è un ripensamento, forse un artificio retorico: ah, ecco, Casini attacca Prodi, ma lo fa perché Prodi aveva detto di non volere fra i piedi un terzo raggruppamento di centro. Allora è questo che vuole Casini? Un terzo polo di centro per giocare all’ago della bilancia? Sembra un programma, francamente, un po’ povero per un uomo giustamente ambizioso. E fioccano le interpretazioni: Non avete capito? Casini sa che Prodi è cotto, tant’è che lo dice a destra e a manca anche Carlo De Benedetti: e dunque, potrebbe pensare Casini, anche se Prodi momentaneamente vincesse, che conta? Cadrà comunque dopo un anno e tutti i giochi si riapriranno con la palla (cioè noi) al centro. Ma è davvero così? No che non è così: Casini si corregge e dice che «se si va avanti così si fa un favore a Prodi». Domanda: «se si va avanti così», come? La risposta, par di capire, è che l’Udc si sente frustrata perché dapprima è stata spinta a dire sì al progetto di partito unico, poi è stato detto che non c’è più tempo. Un’altra offesa: la legge elettorale (ma Berlusconi si è detto apertissimo) per arrivare infine al premierato, dove non si capisce se Casini vuole o no far fuori Berlusconi.
Qui la faccenda s’aggroviglia sul serio perché anche Casini, come Follini, insiste nel gridare che il problema esiste ma poi non ne svela la soluzione, non dice con quale cavallo si dovrebbe cambiare cavallo. Così si torna da capo a dodici: Casini pensa a se stesso o a qualcun altro che secondo lui avrebbe le migliori chances di vittoria di Berlusconi? Noi ci dichiariamo ciechi perché non vediamo nulla del genere, ma non pretendiamo di avere la vista del presidente della Camera, ma poiché Casini ha detto di voler sì bene a Berlusconi, ma anche che qui si tratta di politica e non di sentimenti, vorremmo rappresentare la curiosità di elettori e lettori sul suo candidato Udc per Palazzo Chigi. O forse Casini pensa di dare retta a D’Alema che gli suggerisce di chiedere le primarie nel centrodestra, come se fosse un accampamento di sparpagliati e disuniti alla maniera dell’Unione? Domande senza risposta. Sicché tentiamo noi di dire quel che ci sembra. Ci sembra che Casini e l’Udc abbiano una gran voglia di smarcarsi da Berlusconi pensando di crescere di peso politico. Ma al tempo stesso sono frenati dalla realtà che suggerisce di andare con i piedi di piombo e con parole allarmanti ma non irreversibili. Ci sembra, a lume di naso, che non si sia affatto chiuso lo spazio per ricucire restando a giocare la stessa partita con la stessa squadra e con la stessa maglietta.
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