«Vogliono cancellare i medici di famiglia»

Il Lazio potrebbe essere l’antesignano del disegno di legge annunciato dal ministro della Salute Livia Turco che prevede di riorganizzare l’offerta sanitaria passando per le unità di assistenza primaria, che andrebbero ad assorbire i medici di famiglia, e per le farmacie comunali. Neanche a dirlo la Farmacap, l’azienda farmaco-socio-sanitaria capitolina, si è già proposta come «pilota» del progetto per offrire agli assistiti romani un presidio polifunzionale, interno alle farmacie, con compiti di assistenza domiciliare, primo soccorso, analisi di laboratorio, supporto all’attività del medico. Tutti incarichi che fino a oggi vengono svolti da personale ospedaliero e ambulatoriale: medici, infermieri e operatori assistenziali. Adesso invece si cambia o, almeno si dovrebbe cambiare: il medico di famiglia verrebbe cancellato e sostituito dalla mini-Asl.
Tutti condizionali d’obbligo perché la federazione dei medici di medicina generale, la Fimmg, è pronta a scagliarsi contro il ddl Turco che stabilisce come «il medico di famiglia e il pediatra, scelti liberamente sulla base di un rapporto fiduciario, non esistano più, ma vengano soppiantati da una unità organizzativa elementare detta unità di assistenza primaria: una sorta di mini-Asl, con un sottocapo che risponderà a un capo che avrà nella Asl la sua sede». Per quanto riguarda l’affidamento del primo soccorso alle farmacie il sindacato dei medici ipotizza che possa essere «una sorta di indennizzo ope legis per scusarsi dei guasti fatti dalla vendita dei farmaci al supermercato».
«Invece di sviluppare la medicina generale come un vero e proprio servizio 24 ore su 24 - taglia corto il regionale della Fimmg Pier Luigi Bartoletti - dando la possibilità ai singoli medici e ai pediatri di organizzarsi e dotarsi di apparecchiature all’avanguardia, piccole sale operatorie per interventi di chirurgia ambulatoriale, di organizzare servizi di assistenza domiciliare con personale proprio, si sceglie la strada dell’intruppamento nelle mini-Asl, della spersonalizzazione e soprattutto dell’onnipresente controllo burocratico-politico, il tutto condito, in clima vintage, con salsa bolscevica». Per la Fimmg una proposta di riorganizzazione della medicina dovrebbe «ridare dignità a chi cura, per professione, le persone e non inventare improbabili reti di franchising della salute con tanto di insegna luminosa inserita nella legge, esponendo gli stessi farmacisti titolari a rischi professionali tremendi». A parlare invece di leggerezza giuridica è la Fials Confsal che critica il ddl Turco perché «non tiene conto degli standard minimi di idoneità che difficilmente una farmacia può vantare rispetto a presidio medico. Così facendo - chiosa il segretario Gianni Romano - gli ambulatori nelle farmacie saranno la brutta copia dell’assistenza territoriale: il surrogato di un’offerta sanitaria squalificata che si andrebbe a ripercuotere sulla produttività delle Asl. Altro che aumento delle prestazioni e abbattimento delle liste d’attesa come piace dire all’assessore alla Sanità Augusto Battaglia».