"Vogliono colpirmi come politico e giudice. E' questo il complotto"

Parla il deputato Alfonso Papa. I suoi ex colleghi magistrati di Napoli lo accusano di far parte della nuova P4. Lui si difende: "Sono state calpestate le prerogative dei parlamentari"

Roma - Onorevole Alfonso Papa, i suoi ex colleghi di Na­poli sospettano che lei faccia parte di una nuova P4, una «cricca» sotto il Vesuvio, come scrive «Il Fatto»?
«Non ho avuto nessun avviso, nessuna comunicazione e leggo sui giornali di solito vicini alle procure e al pm Woodcock,di un’indagine che sembra l’ennesima elucu­brazione complottistica, in salsa napoletana».

Davvero non sapeva niente?
«Niente. E la mia amarezza è profonda. Sono completa­mente estraneo alle vicende riferite dal giornale. In quel pezzo intimidatorio mi si accosta a persone, come Lavito­la, che non conosco. Mi stupisce poi il protagonismo nel voler rendere pubblica la notizia nel pieno della fase delle indagini, in totale spregio sia del segreto investigativo, sia delle esigenze difensive, sia della genuinità delle indagi­ni. Ed è gravissimo che siano stati resi pubblici i nomi delle persone sentite come informate sui fatti. Tra questi testimoni, c’è un magistrato che è mosso da rancore per­sonale nei miei confronti da 10 anni. E leggo che sarebbe­ro stati sentiti alcuni politici, non vorrei che venissero pre­se per buone dichiarazioni di chi, negli ultimi mesi, è sta­to visto troppo spesso in procura per motivi non del tutto disinteressati».

A che si riferisce?
«Sarebbe interessante sapere che rapporti ci sono tra alcuni esponenti politici un tempo vicini al centrode­stra e certi esuberanti pm della procura di Napoli».

Come si muoverà, adesso?
«Mi difenderò in tutte le sedi com­p­etenti e chiederò di essere ascolta­to dal Csm, per denunciare abusi e violazioni che mi riguardano e che oggi vengono a galla. Temo che tut­to questo sia il frutto di una faida interna agli ambienti giudiziari na­poletani che mira a colpirmi. Una sorta di vendetta verso chi, come me, si è onorato di appartenere alla procura di Agostino Cordova. Tut­ta quella generazione di magistrati seri e perbene è stata epurata da certa politica. Costretta a lasciare Napoli. Abbiamo sempre avuto mi­­nacce dalla sinistra giudiziaria. Cre­devo di avere chiuso i conti con quel passato e invece non capivo che era quel passato a non voler chiudere i conti. Oggi, a quanto sembra, le vendette della sinistra giudiziaria trovano sponda in una politica succube e occhieggiante ai peggiori protagonismi giudiziari».

Le sembra l’ultima applicazione del cosiddetto «me­todo Woodcock»?
«Mi pare che le indagini siano svolte in aperta violazio­ne delle prerogative parlamentari. Temo anche con spiri­to di emulazione dell’inchiesta sulla cosiddetta P3 roma­na. Le si vuole affiancare una P4 vesuviana».

Si riferisce al fatto che lei e altri parlamentari siete stati intercettati, senza alcuna autorizzazione?
«Certo. E, guarda caso, c’è il solito protagonista politico che anticipa e prevede le mosse sempre degli stessi pm. In un clima di intimidazione e di attacco che ormai riguar­da tutta la classe politica del Pdl campano. Mi chiedo: che cosa è stato, invece, di anni di indagini sul potere venten­nale della sinistra in Campania? Che fine ha fatto il proces­so Bassolino e perché non si è mai proceduto su fatti noti a tutti? Perché si ricostruiscono ad arte indagini ad uso gior­na­listico e non si è fatto nulla rispetto ad attività investiga­tive e a brogliacci di intercettazioni che hanno come pro­t­agonisti esponenti di primo piano di ambienti camorri­stici e alti rappresentanti politici del centrosinistra?».

Insomma, oltre al protagonismo dei pm e ai vecchi risentimenti di ex colleghi, vede una regia politica? «Sicuramente c’è un attaccoalPdl campano.Guardi, io sono un magistrato che è arrivato in politica dopo 10 anni di attività istituzionale al ministero e non sono stato certo candidato perché da pm cercavo i riflettori. Ho avuto un ruolo importante nella vita associativa dei magistrati, nel 2001 ero nella giunta Anm per Unicost. Quando sono en­trato al ministero della Giustizia, con Castelli, come vice capo di gabinetto ho subito un linciaggio, perché lavora­vo con il ministro leghista. Diventato direttore generale degli affari civili, all’arrivo di Mastella hanno tentato in tutti i modi di mandarmi via. Ma ero inamovibile. Ora, da deputato, lavoro in Commissione Giustizia e in Commis­sione antimafia e cerco di favorire il dialogo nella magi­stratura per una riforma condivisa. Sono abituato a dare fastidio e anche a difendermi».