«Vogliono la Lega in galera? Andremo tutti in tribunale»

Il ministro per le Riforme assicura che in febbraio sarà davanti al Gip. «Se ci processano non è un Paese democratico»

nostro inviato a Pontida (Bergamo)

«Ma per l’amor del cielo. Questo non è niente di più di un processo politico e come tutti i processi politici che si rispettano riprenderà il suo corso alla vigilia delle elezioni». Roberto Calderoli passeggia a pochi metri dal prato di Pontida che lo scorso 19 giugno ha celebrato il ritorno di Umberto Bossi tra la sua gente. Anche questa volta il Senatùr ha deciso di non perdere l’appuntamento e «ci ha fatto la sorpresa più bella». Certo, non c’è la stessa folla. Ma l’atmosfera e l’entusiasmo della tradizionale festa estiva di Pontida sembrano essere gli stessi. «D’altra parte – dice il ministro delle Riforme e coordinatore delle segreterie della Lega – Pontida è sempre Pontida. Il suo nome e la sua storia sono qualcosa di unico per tutti i padani. Per questo Umberto non vede l’ora di tornarci».
Ministro, il 7 febbraio 45 di voi – tra cui pure lei e Bossi - dovrete comparire davanti al Gip di Verona chiamato a pronunciarsi su una richiesta di rinvio a giudizio firmata dal procuratore capo Guido Papalia più di sette anni fa. Un bel «maxi-processo» alla Lega a pochi mesi dal voto.
«Finalmente faremo chiarezza. Ma ci pensa? La Lega accusata di attentato contro l’integrità e l’indipendenza dello Stato, attentato alla Costituzione e violazione dei divieti di associazione militare e associazione segreta. Ci vogliono mandare in galera per banda armata! A noi che alle nostre manifestazioni non portiamo neanche una fionda! Ecco, si guardi intorno. Eccoli i sovversivi: una banda armata sì, ma di buone intenzioni. Se questo processo si fa, vuol dire che l’Italia non è un Paese democratico».
La richiesta di rinvio a giudizio, però, è stata formalizzata.
«Benissimo, andiamo a processo. Riderà tutto il Paese. Le dirò di più: non riderà solo il popolo padano ma pure al Sud si sbellicheranno. Il 7 febbraio altro che mandare i nostri avvocati, ci presentiamo tutti lì e facciamo la nostra deposizione. Che spasso! Al confronto le riunioni qui a Pontida o la cerimonia di Venezia impallidiranno. A proposito, visto che siamo amici di tutti, quest’anno sul Monviso abbiamo un invitato speciale: si chiama Papalia».
Insomma, il parallelo che fa la procura tra la Guardia padana e un’associazione militare non la convince proprio?
«È noto a tutti che la Guardia nazionale padana è una pericolosa associazione paramilitare. Pensi, ora che normalmente passano il loro tempo a dare una mano alla Protezione civile di Bertolaso. Insomma, vanno a mettere i sacchi di sabbia sui fiumi che straripano. Ecco la più pericolosa delle loro attività. Grazie al cielo ora entreremo nel merito delle accuse che ci vengono rivolte. Le assicuro che non vedo l’ora. Lo sa qual è l’unico problema? L’impar condicio. Il giudice che sbaglia non paga mai. Ma arriverà il tempo in cui pagheranno anche loro. A settembre presenterò la riforma del Csm».
Un caso che la convocazione arrivi alla viglia del voto?
«Macché. Questo è un processo politico e quindi è giusto che si apra alla vigilia delle elezioni politiche. Chissà perché la Corte Costituzionale ha deciso di sbloccare la situazione proprio ora e dopo anni di impasse. E dire che non aveva nessun obbligo temporale di dare una risposta. Insomma, poteva benissimo aspettare dopo le elezioni. Fortuna che hanno deciso di farci un bel regalo».