Vogliono salvare Fincantieri facendo festa

(...) Tanto per capirsi, passa da un attacco a testa bassa al governo che «doveva dire cosa fare per un nuovo piano industriale: è grave, non è successo», all’esaltazione dell’«importante risultato ottenuto da Fincantieri a Genova: il finanziamento della piattaforma a mare». E chissà chi glielo ha dato il finanziamento?
Anche Alessandro Repetto, invogliato dal fatto di sentirsi un po’ padrone di casa come inquilino dello stesso palazzo della prefettura, prende la parola e attacca il governo. Lo stesso cui la Cgil vorrebbe affidare in toto la gestione dell’emergenza. Ma la politica in generale ieri non ha scritto una delle pagine più brillanti della sua storia locale. A partire dal quasi intero consiglio regionale, subito sospeso per la presenza della delegazione di sindacalisti, e poi quasi interamente trasferito all’ingresso della prefettura, dopo aver preso parte al corteo insieme agli operai. Fiumi di inchiostro spesi in comunicati più o meno tutti uguali per dire che Fincantieri non deve morire e che gli operai vanno difesi. Non una parola in più, magari per dire come fare.
Ci prova, ad esempio, Edoardo Rixi, capogruppo della Lega. Che chiede «il ripristino del Tavolo regionale per la Cantieristica Ligure, che ha già ben funzionato prima dell’estate tanto da portare al ritiro del Piano Bono (quello che prevedeva pesanti tagli in Liguria, ndr). Inoltre chiediamo al governo e all’azienda di avere una commessa per il cantiere navale di Sestri Ponente». Poi ci sono quelli che invece hanno il coraggio di dire chiaramente che l’andare in piazza non è certo la soluzione. Almeno non per chi di mestiere dovrebbe cercare di risolvere i problemi, lavorando nelle sedi istituzionali alle quali è stato chiamato con il voto dei cittadini. Marco Melgrati, consigliere Pdl, è netto. Ribadisce solidarietà alle maestranze, ma condanna il fatto che «in un momento di crisi dell’immagine politica, del montante senso di anticasta, rinviare di una settimana il consiglio regionale, non è la scelta giusta».
Più duro il vice presidente del consiglio regionale Gino Morgillo (Pdl). Che ribadisce come sia folle dire che se non ci sono navi è giusto chiudere e quindi dare carta bianca all’azienda. Però «ancora una volta per affrontare un problema reale si è scelta la via della protesta, senza nessuna idea e nessuna proposta percorribile compromettendo anche la funzionalità del Salone Nautico evento economico più importante della nostra regione. Nonostante gli appelli del presidente dell'Ucina e degli industriali che pur condividendo le legittime preoccupazioni dei lavoratori della Fincantieri avevano chiesto di non far coincidere con manifestazioni di protesta l'attività del Salone Nautico, la città continua ad essere immobilizzata, si bloccano le istituzioni e tutto solo per chiedere l'attivazione di tavoli regionali e nazionali».