«Vogliono smantellare il Policlinico»

La bufera sul Policlinico agita nuovi veleni. Si scatenano i sindacati, persino la Cgil scalda i motori e punta l’indice direttamente contro il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo: «Dalla Pisana - tuona Tiziano Battisti, segretario regionale - arriva un silenzio preoccupante che non c’era neanche ai tempi di Storace». Ieri, in cinquecento, camici verdi e bianchi a seconda delle mansioni, hanno sfilato in corteo tra i viali delle palazzine-padiglioni del Policlinico più grande d’Italia. Una coccarda sul petto («Sono fiero di lavorare qui») e in alto striscioni e cartelli a mo’ di segnali stradali. Particolari: «Attenzione, caduta manager», «Marrazzo dove sei», eppoi «Attenti ai tunnel!». Per l’assemblea pubblica dei sindacati a disposizione c’era solo l’androne. «Neanche un’aula magna - tagliano corto - c’è stata concessa. La volontà di aprire il confronto è chiara».
E mentre proseguono le indagini dei carabinieri del Nas in corsia, il malumore all’interno del nosocomio è alle stelle. «È paradossale - afferma Donato Robilotta, capogruppo dei Socialisti Riformisti della Rosa nel Pugno - che la Regione non abbia preso nessuna iniziativa tesa a difendere la professionalità dei lavoratori». E aggiunge: «Il fatto che il direttore Montaguti non abbia querelato l’Espresso, avvalora la mia richiesta di sue dimissioni». A tre settimane dallo scandalo sollevato dall’inchiesta giornalistica, il fuoco sulle responsabilità delle condizioni di fatiscenza del complesso ospedaliero è incrociato. Che tunnel, camerate e laboratori della struttura fossero in condizioni disastrate, non era una novità. Che la gestione del nuovo manager ferrarese, Ubaldo Montaguti, «acquistato» a pacchetto «pieno» insieme con la consulenza della moglie Daniela Celin, addetta al suo staff per la «modica» cifra di 108mila euro l’anno con un bonus del 20 per cento, non fosse degna di lode, c’era più che un sospetto. Ed ora la paura è proprio che Montaguti facendo leva sulla corsa a correre ai ripari che incalza nella caccia ai «colpevoli», paradossalmente trovi la strada in discesa per mettere mano al piano di tagli e «destrutturazione» dell’Umberto I. «Vale a dire - spiega Gianni Romano della Fials Confsal sindacato in prima linea nella vertenza Policlinico - con l’unica conseguenza di ridurre le alte professionalità mediche e infermieristiche del nosocomio, sconquassando gli edifici murari e tagliando fino a 800 posti letto». «Di contro - continua Romano - Montaguti prende ancora tempo per deliberare i soli documenti fondamentali alla sana amministrazione: l’atto aziendale e la pianta organica. Il solo piano che il direttore sta portando avanti è quello dello smantellamento, di fatto avallato dalla giunta Marrazzo. Una destrutturazione - conclude - che potrebbe far comodo alla Regione che considera direttiva principale del piano di rientro del deficit proprio la riduzione dei posti letto, ma pure all’Ateneo per chiudersi dentro una reggia di cristallo senza confronto con le parti sociali».
In «famiglia», invece, la discussione si fa accesa. L’assessore diessino alla Sanità, Augusto Battaglia, affila le unghie e replica secco a Battisti: «Sono sorpreso dalle sue dichiarazioni, la Regione non è assente. Nei prossimi giorni sarà avviata la prima parte dei lavori di ristrutturazione. Abbiamo iniziato la regolarizzazione degli esternalizzati e ridotto i primariati». Sarà, ma ora anche la Cgil promette di arrivare fin sotto il palazzo di vetro regionale per fare ascoltare la voce dei lavoratori. «Almeno così - dicono i cigiellini - Marrazzo dovrà ascoltarci per forza».
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