Vogliono ucciderlo perché non va più in moschea

Marocchino denuncia due connazionali. Lo accusavano di aver sposato un’italiana e di essersi «cristianizzato»

Clero Bertoldi

da Perugia

Lo avrebbero umiliato, ingiuriato, addirittura picchiato e cercato di ucciderlo per «odio religioso». Gli contestavano di essere «apostata» di aver cioè abbandonato e abiurato la propria religione, l'Islam, per diventare cristiano. E l'aggressione sarebbe avvenuta nel periodo del «Ramadan», il digiuno islamico. Nelle vicinanze dell'anfiteatro romano di Gubbio dove i primi cristiani, al tempo dell'impero romano, venivano martirizzati, inviati «ad leones». Ieri mattina due tunisini Sghaier Bouaziz di 32 anni e Manai Abdellatif Ben Said di 42 anni, entrambi residenti nella zona di Gubbio e con regolare permesso di soggiorno, sono comparsi, davanti al gip Paolo Micheli, su richiesta del pubblico ministero Giuliano Mignini per rispondere di ingiuria, lesioni, violenza privata, tentato omicidio e porto abusivo di coltello. Se verranno riconosciuti colpevoli rischiano una pesante condanna, anche se ora si trovano a piede libero.
Il gravissimo episodio si verificò il 1º novembre 2004, nel pomeriggio. I due imputati si imbatterono in due connazionali e, per umiliarli e irriderli, toccarono loro il fondo schiena, poi rifilarono uno schiaffo a uno dei due, accusandolo di essere diventato cristiano e di non praticare la festività islamica del Ramadan. Subito dopo avrebbero, in un terribile crescendo di violenza, trascinato il secondo, H.M., sposato con una italiana, con rito cattolico (si era infatti convertito alla religione cristiana), all'interno di una cabina telefonica, colpendolo con pugni e ingiuriandolo con frasi del tipo «cristiano bastardo» e lanciando brucianti offese anche nei confronti della moglie. Quindi in un crescendo di odio lo avrebbero colpito, cercando di ucciderlo, con un coltello all'altezza del collo. Lo volevano sgozzare, secondo l'accusa. Non erano riusciti nell'intento omicidiario «per cause indipendenti dalla loro volontà, cioè per la resistenza frapposta dalla vittima», sostiene nel capo di imputazione il pubblico ministero Mignini. Tutti e due gli integralisti islamici poi sono accusati di porto abusivo di coltello fuori dalla propria abitazione. La vittima era stata salvata perché dei passanti si erano resi conto di quello, che stava succedendo e avevano chiamato i carabinieri, intervenuti prima che la vittima, ormai spossata, potesse definitivamente finire alla mercé dei suoi aggressori. L'episodio ripropone il problema dell'integralismo, dell'intolleranza religiosa. La prossima udienza è stata fissata ad ottobre.