Voi difendete Mazzarri, io difendo Marotta

Tanto rumore per nulla. Ci siamo già calmati: Mazzarri, toscanaccio dai nervi poco saldi (avete letto l’intervista di Buffon: «Sono finito in depressione, anch’io...») ha scatenato un putiferio per certe «banalissime» dichiarazioni circa la sua posizione. Colleghi carissimi e preparatissimi (come ho letto sulle nostre colonne) hanno detto la loro, «pro» o «contro» il mister, ma ora tutto è finito in un piatto di trenette al pesto offerto (credo) da Marotta al tecnico, con un «cordialissimo» colloquio chiarificatore. Però... c’è certamente un «però» da prendere in considerazione. Perché nonostante tutto sia finito in un «bicchier d’acqua» (o di «Chianti» non so...), la situazione blucerchiava va esaminata con una certa attenzione. Situazione, nella quale sono ovviamente coinvolti tutti, dal presidente, al tecnico, al direttore generale.
Il Presidente. Pensiamo che l’unica persona, comunque, da assolvere sia proprio il presidente. Lui, grandissimo imprenditore, si affida ai collaboratori e si convince che quello che decidono è davvero ben fatto, tanto da dichiarare: «Con tutti i giocatori a posto torneremo nella alta classifica, come lo scorso anno». Qualcuno dice che sia «plagiato» da Marotta. Non lo crediamo. Un imprenditore che domina l’impero del petrolio mondiale, non è facilmente plagiabile. Eppoi, diciamolo una volta per tutte, meglio avere bilanci contenuti, ma puliti e perfetti, che vivere momenti alla Lotito o alla Sensi. Garrone ha detto e ripetuto che la sua strategia economica sono così, di una certa dimensione. Punto e basta. Ha speso quello che per lui è stato ritenuto il «giusto», ha fatto il sacrificio di Cassano, ha recuperato uomini che tutti noi abbiamo sempre elogiato come Sammarco e Palombo (a cui ha ritoccato e allungato il contratto). Che altro doveva fare? Pensiamo che, in città come Genova, dove tutto o quasi va a rotoli (porto, economica, cultura) avere una società come la Samp che due anni fa arriva quinta, lo scorso sesta e che quest’anno purtroppo, come accade spesso nel calcio, è attaccata duramente dagli infortuni, dai recuperi ritardati, da certi arbitri, significa avere un bel momento calcistico. Bisogna rendersi conto che la dimensione della Samp è questa (anno più, anno meno): parte sinistra della classifica, con possibilità occasionali di toccare vette più alte (Uefa...).
Marotta e Mazzarri. Certamente Marotta ha sbagliato, o meglio non ha avuto quei riscontri che voleva dalla campagna acquisti. Succede: aveva circa dieci milioni da spendere. Non tanti: per cui è molto difficile con pochi soldi comprare bene e con certezze. È vero: si sperava che tutto andasse bene, d’altra parte un’azienda che ha un certo bilancio, una certa produttività, certo personale contato deve mirare ad obiettivi consequenziali. Importante è che non fallisca: e già questo è un traguardo di lusso. Mazzarri dal canto suo ha detto cose che noi, da modesti scribi, andiamo ripetendo da tempo, ma nessuno si è mai sognato di considerare il tecnico capro espiatorio di questa situazione. Ecco, perché, al di là dell’essere «pro» o «contro», le dichiarazioni di Walter lasciano il tempo che trovano. Sono banalità, esposte forse nella condizione di trovarsi lui solo al centro di contestazioni. Il che non è mai avvenuto. Tutti, ora, dovranno stare uniti (questo il nostro pensiero) vincere (anche senza giocar bene) qualche partita, raddrizzare la baracca e... guardare al prossimo anno. Ma attenzione: se non si hanno in testa i veri obiettivi, i veri limiti, la vera dimensione che caratterizzano questa società, si cadrà ancora e continuamente in questa «banalità» di facciata.