Ma voi rinuncereste a un miliardo di euri?

Caro Granzotto, questa volta non le pongo una domanda ricreativa, come lei le definisce, ma una domanda seria: noi che siamo liberali e che abbiamo votato per la Casa delle Libertà, parlo anche a nome di tanti amici e conoscenti, non riusciamo a capire il comportamento della destra in questo frangente politico. Ma questo governo lo facciamo cadere o no? Non ci vengano a dire che è impossibile: qualcuno della coalizione di destra non vuole farlo e preferisce, non si sa per quale tattica, che Prodi rimanga al governo. A quello che ci risulta la destra non è concorde nemmeno sul da farsi se Prodi cade. Berlusconi vuole le elezioni subito, Lega, Alleanza nazionale e Casini preferirebbero invece un governo di transizione. Che zibaldone è questo? Ce lo vuole spiegare lei convincendoci a rimaner fedeli alla destra e non imboccare come saremmo tentati di fare la via dell’astensione dal voto e succeda quello che deve succedere?


Ma via, caro Oggero, disertare le urne significherebbe dare una mano a Veltroni dovendocelo poi sorbettare per cinque anni. Veltroni è una bravissima persona, nessuno lo nega, ma è pur sempre Veltroni, l’inventore della politica a ciglio umido e groppo in gola; l’evangelizzatore di buonistiche società multietniche, multiculturali e multireligiose; lo statista formatosi non su Locke, Tocqueville o Gramsci, ma su Baglioni, Pippo, Pluto e Paperino. Veda lei. Certo, la politica - parlo della politica in generale, senza riferimenti a questo o quello schieramento - sta offrendo uno spettacolo che induce a chiamarsene fuori, ma vorrei vedere lei, caro Oggero, rinunciare a un milioncino di euri che sono sempre un paio di miliarducci di lire. Sarò fissato, ma insisto nel sostenere che il problema è tutto lì, nei miliarducci. Solo così si spiega la riluttanza a pensionare Prodi senza che sia ben chiarito cosa succederà dopo. Ecco perché l’attenzione è rispettosamente (ma anche spasmodicamente) rivolta alla Pizia del Quirinale: per coglierne le intenzioni, per intuire se è incline ad un governo di transizione o allo scioglimento delle Camere. Ove risultasse categoricamente esclusa questa seconda ipotesi, stia pur certo, caro Oggero, che nel giro di ore Prodi verrebbe unanimemente restituito alle gioie della famiglia. Ma la certezza non c’è e ci sarà solo quando, su un piatto d’argento, verrà presentato al Colle l’accordo fra le parti per un governo «ponte» che abbia l’incarico, tanto per occupare il tempo, di buttar giù una nuova legge elettorale.
Inutile ch’io ripeta fin dove deve spingersi, quel «ponte». Fino al 28 ottobre 2008, San Cirillo, festeggiato il quale le Camere possono essere sciolte a cuor leggero (e portafogli pesante). Come infatti ognun sa, a quella data scatteranno le pensioni ai parlamentari della XV legislatura. Per deputati e senatori di prima nomina son circa 3mila euri al mese; per gli altri sono 3mila euri da sommarsi a quelli maturati, sempre a botte di 3mila alla volta, nelle precedenti legislature. Vogliamo buttar giù due cifre, caro Oggero? Tremila euri al mese per dodici mesi fanno 36mila euri. Tenendo conto dell’età media dei parlamentari e della aspettativa di vita, a tenerci bassi calcoliamo in trent’anni il godimento pieno del vitalizio. Quanto fa 36mila per 30? Fa, appunto, un milione di euri. Ora, è pensabile che i rappresentanti del popolo rinuncino spensieratamente a un milione di euri? Al cui incasso mancano, una più una meno, 8mila ore e dunque è lì, il milioncino, a portata di mano? Lei, caro Oggero, vi rinuncerebbe? Sapendo che basta un governicchio istituzionalicchio per non vederselo sfumare da sotto il naso?