«Voilà, Brioni è francese. Per crescere»

Trend ottimo con Gucci e Bottega Veneta

Francesco Pesci, amministratore delegato di Brioni, brand italiano che entra nella galassia di PPR, grande gruppo francese del lusso guidato da François-Henri Pinault, è sereno. Come lo sono tutti i dipendenti dell'azienda che secondo gli esperti e i cultori dell'eleganza maschile, produce il miglior capospalla al mondo. Se ti compri una Ferrari non vorrai costringerla all'andatura di una Cinquecento. La convinzione che PPR voglia portare Brioni verso un futuro ancora più brillante, ispira le mosse di Pesci, classe 1967, laureato in economia e business administration, che ha costruito quasi tutta la sua carriera nell'azienda di Penne. Insediatosi nel 1994 con il ruolo di assistente al direttore vendite, è salito sui gradini più alti con una sola interruzione. Dal 2004 al 2007 ha lavorato in Damiani International come responsabile commerciale dell'area del Far East e poi come direttore e amministratore delegato della filiale di Tokyo. Non a caso conosce lingua e cultura giapponesi. Nel 2007 torna in Brioni con la carica di direttore generale mondo e nel 2010 riceve la nomina ad amministratore delegato. Questo signore, padre di 5 figli, appassionato di sci e di storia contemporanea, ci spiega alla vigilia della presentazione della nuova collezione dedicata al prossimo autunno-inverno 2012-2013 in programma il 16 gennaio con un concept speciale alla Triennale di Milano, quali sono i primi passi della nuova storia dopo il closing definitivo dell'operazione.
Come vive l'azienda questo cambiamento?
«Guardando ai risultati eccezionali che il Gruppo PPR ha ottenuto con Gucci e Bottega Veneta, due realtà italiane. Consideriamo l'operazione in modo molto positivo e PPR un nuovo proprietario estremamente adatto».
Eppure qualcuno ha storto il naso.
«Il settore del lusso è cambiato tantissimo. La grande dimensione del Gruppo PPR ci consentirà di disporre di competenze, informazioni e di risorse umane straordinarie e ci darà i mezzi per dare slancio a quello sviluppo che un brand come il nostro, date le sue potenzialità, si merita».
Quindi non conta che la proprietà diventi francese...
«Non conta la nazionalità di un'azienda ma quello che porta al nostro sistema industriale. Del resto i francesi con i loro grandi gruppi sono il primo Paese cliente dell'Italia».
Quale è stata la ragione principale che ha motivato PPR?
«La forza della dimensione industriale di Brioni e il suo essere azienda che produce uno dei migliori capospalla del mondo. PPR saprà valorizzare il nostro savoir faire».
Insomma, un bel matrimonio…
«Sì, ci sono grandi prospettive di sviluppo, molto entusiasmo sia da parte loro sia da parte nostra. Un bel matrimonio e lo dice uno che se ne intende: io ho sposato una francese e ha funzionato molto bene».
Prime tappe del nuovo percorso?
«Sicuramente il rafforzamento della rete retail con nuove aperture di negozi. Oggi ne abbiamo 32 di proprietà in Europa Occidentale, negli Stati Uniti e in Giappone e 44 in franchising in Medio Oriente e nei Paesi dell'ex Unione Sovietica. Secondo grande obiettivo sarà l'espansione del portafoglio prodotti, con ampliamento di alcuni settori e approfondimento di altri. Importante per Brioni sarà anche mantenere e rafforzare la sua posizione sul mercato. Per questo, ancor prima di questo cambiamento di proprietà, avevamo preso la decisione strategica di chiudere la linea donna per concentrarci sul core business».
Come avete chiuso il 2011?
«Con risultati positivi: rispetto al 2010, un +10 per cento e 380 milioni di euro di fatturato consolidato. Certo, ci si poteva attendere qualcosa di più perché nel primo semestre il tono della crescita era molto forte. Viceversa abbiamo registrato un rallentamento nel secondo dovuto a quella che tutti chiamano la crisi dell'euro. Il 2011 comunque è stato un anno particolare per tutti. Ciò nonostante noi abbiamo superato bene gli stress-test tipici delle aziende sotto acquisizione e siamo soddisfatti».
Qual è il segreto del successo di Brioni?
«Aiutare gli individui a esprimere la loro personalità e riuscirci ampiamente.
Ha torto quindi chi attribuisce al suo stile una certa istituzionalità?
«Certamente perché Brioni, sin dalle sue origini, ha sempre avuto un côté più ludico e lo testimoniano tutti i grandi personaggi del cinema che hanno vestito i suoi abiti, da Clark Gable a Anthony Quinn, da John Wayne a Henry Fonda, da Richard Burton a Rock Hudson».