Voilà signori, l’operetta è servita

Dal Manzoni al San Babila, una settimana interamente dedicata a un genere intramontabile. "Il paese dei campanelli", "La vedova allegra", "Al cavallino bianco": in scena un secolo di classici

Musical, sperimentazioni, teatro di ricerca, contaminazioni di linguaggi; le dignitose espressioni artistiche del Nuovo Millennio rappresentano validi strumenti di comunicazione con uno sguardo sicuramente rivolto verso l'innovazione o il rinnovamento di un'arte che fatica a celebrare la tradizione. Ed è indubbio che l'adagio che recita «Sai quello che lasci ma non sai ciò che trovi» ha la sua valenza anche in campo teatrale. Fino a qualche tempo fa, ad esempio, nessun direttore avrebbe scommesso su un Cavallino bianco o su Cin ci là. Il genere teatral-musicale, nato nella seconda metà dell'Ottocento in Francia e in Austria, sembrava ormai lasciato nel dimenticatoio, espressione di un periodo che non ci appartiene più e di uno stile artistico ormai impolverato. La direttrice del Teatro Manzoni, Walda Foscale (con il suo braccio destro Raffaele Zenoni), seguendo le ultime tendenze e le passioni del pubblico moderno, ha scoperto l'asso che teneva nella manica presentando la Compagnia Italiana di Operette, protagonista dello spassoso Il Paese dei Campanelli di Carlo Lombardo e Virgilio Ranzato (dal oggi al 3 febbraio) e della regina delle operette, La Vedova Allegra (in scena dal 4 al 6 febbraio). E' con grande entusiasmo che il soprano Elena D'Angelo e il suo partner Umberto Scida, orgogliosi dei loro successi, sottolineano la consolidata vitalità del genere teatrale, capace di appassionare e di essere fruibile anche da un pubblico di giovani e perfino govanissimi. Così come racconta D'Angelo: «La nostra compagnia è filologica: rispetta in pieno la dignità del genere che non è per niente semplice; gli artisti devono essere dotati di grande capacità interpretativa, di una spiccata espressività e di doti canore indiscusse. Per noi è molto faticoso, ma gli applausi e i complimenti che riceviamo, ci ripagano degli sforzi, sempre dettati da amore e passione». Aggiunge Scida: «Nei confronti dell'operetta abbiamo avviato un'operazione di svecchiamento senza però snaturare né la musica né la prosa: il rinnovamento risiede nello stile della recitazione e nella regia, caratterizzata da un'impronta decisamente attuale; ma tutto il resto è originale come la musica dal vivo interpretata da un’orchestra di 10 elementi». Con l'intento di valorizzare la tradizione italiana dell'operetta, quella di Virgilio Ranzato, di Carlo Lombardo, di Mario Costa o di Giuseppe Petri con il suo L'acqua cheta (libretto di Augusto Novelli), sono numerose le compagnie teatrali che hanno consacrato la loro arte al genere. Non a caso, al Teatro San Babila, dal 2 al 6 febbraio, sarà di scena Al cavallino bianco, quinto appuntamento della seconda stagione di opere e operette della storica sala, nata dalla collaborazione dell'Associazione Culturale Teatro San Babila con Felix Company. L'operetta, non da intendere come genere revival, è una dimensione di spettacolo tenuta ancora viva da numerose compagnie professioniste come, ad esempio, la Compagnia dell'Oniro di Pippo Santonastaso, la veronese Belle Epoque e non ultima la Compagnia Corrado Abbati che anche quest'anno, a gennaio, al Teatro Carcano, ha portato in scena La Vedova allegra. E' ovvio che non solo i professionisti cercano di dare nuovo respiro e una nuova fortuna alla forma di teatro musicale; sono numerose anche le compagnie amatoriali che si cimentano nelle operette, apparentemente semplici. Certo è che il pubblico, ormai avvezzo al teatro, è senz'altro in grado di applaudire e premiare la qualità.