Vola l’Italia del mobile, un 2007 da 40 miliardi

Snaidero: «Basta con le inefficienze del sistema-Paese»

da Milano

Il 2008 anno della svolta. Rosario Messina, presidente del Cosmit (la società che organizza il Salone internazionale del mobile), non ha dubbi: «Sì, questi saranno i Saloni della svolta, perché ci aiuteranno a capire più che gli altri anni, quale sarà il segno prevalente dei prossimi mesi sui mercati internazionali. Per ora registriamo segnali contrastanti». Pessimista? «Ancora no», risponde. E i dati 2007 del Sistema Legno-Arredamento gli danno ragione. «Per ora», insiste Messina.
Il fatturato alla produzione ha registrato un incremento del 4,5% sul 2006 a circa 40 miliardi di euro rafforzando il più 3% del 2006 sul 2005. Le esportazioni sono cresciute dell’8,4% segnando il record di circa 14 miliardi, come dire che la filiera esporta circa un terzo della propria produzione. Un 2007, quindi, oltre le attese. «Eppure - aggiunge Messina - gli ultimi mesi dell’anno hanno fatto registrare un rallentamento con poche eccezioni per mercati e per comparti. Anche nel 2008 non mancano i contrasti: i primi due mesi sono trascorsi all’insegna della prudenza e dell’attendismo, ma il fermento che registriamo attorno ai Saloni rimane molto alto». E apparentemente ben lontano dai segnali di crisi che aleggiano sui mercati internazionali. A questo proposito occorre ricordare che il mercato interno è la componente che ha subito il maggiore contraccolpo degli ultimi mesi.
Tuttavia c’è un altro aspetto da sottolineare: è diminuito il numero delle aziende a fronte, però, di un aumento dell’occupazione (più 0,3%).
«La crescita occupazionale a fronte di una riduzione del numero di imprese - dice Roberto Snaidero, presidente di Federlegno - rappresenta solo uno dei segnali di un mutamento di pelle delle nostre aziende. Le logiche strettamente produttive, orientate quasi esclusivamente a garantire la qualità del prodotto, hanno lasciato il posto a una strategia integrata che unisce alla qualità del prodotto gli investimenti nella distribuzione e nel marchio. In questo senso l’internazionalizzazione non è più un’opzione, ma una strategia obbligata, sia sul fronte produttivo sia su quello commerciale: intercettare la domanda in modo rapido e saper cogliere velocemente le opportunità richiede logiche produttive e commerciali diverse dal passato».
La domanda estera rimane intanto più che positiva per mercati come la Russia (più 23,2%), la Grecia (più 19,2%), l’Ucraina (più 39,7%) ed Emirati Arabi Uniti (più 40,6). Cresce anche la domanda dei primi tre Paesi clienti: Francia (più 8%), Regno Unito (più 5,7%) e Germania (più 3,9%). All’appello mancano gli Usa. Su quel mercato, infatti, l’arredamento italiano non ha invertito il trend negativo (meno 0,5% nel 2007) legato soprattutto al cambio euro-dollaro.
«Uno degli asset che stiamo capitalizzando - conclude Messina - è la nostra specializzazione, vale a dire il fatto di essere riconosciuti come trend-setter, un elemento che non è venuto a mancare, neppure nei momenti più duri della congiuntura e su cui il Salone gioca un ruolo fondamentale. Il modello di business non può più essere legato solo alle filiere di processi produttivi». Morale: per dirla con Snaidero «le aziende italiane non possono permettersi di pagare ancora il costo dell’inefficienza del Sistema Paese».