Come vola la nuova Ducati «Ma la Yamaha ha Valentino»

Il dt Preziosi spiega i segreti della moto che ha stupito il mondiale

Una Ducati che vince è un sogno che si realizza, un avvenimento speciale da festeggiare e celebrare. Per tanti motivi. Primo fra tutti, perché la piccola Casa di Borgo Panigale, periferia di Bologna, si scontra con i colossi giapponesi Honda, Yamaha, Suzuki e Kawasaki, quindi con risorse umane ed economiche decisamente inferiori. Eppure, la Desmosedici vola e dopo aver chiuso lo scorso novembre a Valencia l'era della MotoGP 1000 con il successo di Troy Bayliss, apre quella della MotoGP 800 con la strepitosa vittoria di Casey Stoner in Qatar. Un trionfo, l'ottavo della Ducati nella massima cilindrata, merito soprattutto degli ingegneri italiani, senza naturalmente sminuire il valore del giovane 21enne australiano, che però ha tagliato per primo il traguardo sfruttando soprattutto la superiorità in rettilineo della sua moto. In Qatar, la differenza tra la GP7 e la Yamaha M1 di Valentino Rossi era perfino imbarazzante, con il campione italiano costretto a inseguire con anche 20 km/h in meno di velocità massima. Un risultato strepitoso per la Ducati e per chi l'ha progettata, il bravissimo ingegnere Filippo Preziosi.
«Da come erano andate le prove - svela il direttore tecnico di Ducati Corse - sapevamo di avere un buon vantaggio sul rettilineo e, in particolare, ci eravamo resi conto che la differenza con la Yamaha in termini di velocità massima era significativa. Ma una cosa sono i numeri, un'altra è vedere tale supremazia e ammetto che quando Stoner, alla fine del primo giro, ha superato Rossi a una velocità pazzesca, mi sono perfino emozionato».
Una differenza media di 14 km/h, con punte di 20 km/h, significano un bel po' di cavalli in più per il quattro cilindri Ducati rispetto a quello Yamaha. Ecco quanti secondo Preziosi: «Si può pensare a una ventina di cavalli in più per la nostra moto, ma vanno fatte delle considerazioni. Intanto, ci sono delle differenze aerodinamiche, perché noi, da sempre, prediligiamo la velocità massima, mentre i nostri rivali, in particolare la Honda, ma anche la Yamaha, puntano più sulla maneggevolezza e sulla guidabilità in curva. Poi, incide la corporatura del pilota e Stoner, assieme a Pedrosa, è uno di quelli più aerodinamici e leggeri, un aspetto importante in accelerazione, specie con i motori da 800 cc».
Rimane il fatto che tutti, in Qatar, sono rimasti stupiti dalle prestazioni della Ducati ed era tanto tempo che non si vedeva una moto andare tanto più forte delle altre. E chi pensava che il nuovo regolamento che limita a 21 litri di benzina la capacità del serbatoio avrebbe rappresentato un problema, ha dovuto ricredersi. Grazie anche alla gestione elettronica della Magneti Marelli, a Borgo Panigale hanno fatto il miracolo, conciliando potenza e consumi.
«Per un tecnico è sempre un sacrificio limitare la potenza, ma questo lavoro di pazienza ci ha permesso di raggiungere un buon compromesso tra i cavalli a disposizione e il consumo. I 15 km/h in più rispetto alla Yamaha sono anche merito di Loris Capirossi: dopo che lui si fece male in Australia nel 2005, decidemmo una sera a casa sua di modificare gli scoppi del motore, per rendere il motore ancora più potente e aggressivo».
Il successo di Stoner, comunque, non illude più il direttore tecnico Ducati, che da buon ingegnere non si esalta più di tanto. «Il prossimo Gp a Jerez sarà differente e per noi sicuramente più duro. Il principale candidato al titolo rimane Valentino Rossi, perché è un pilota fortissimo e la Yamaha ha comunque dimostrato di avere buone qualità, mentre la Honda è il punto di riferimento tecnico, anche se in Qatar ha faticato. Bisogna esserne coscienti e continuare a lavorare». Con risultati finora strabilianti.