Come vola la Signora a parametro zero

Da Grygera a Marchionni, da Molinaro a Mellberg: mezza squadra
bianconera non è costata un centesimo I risparmi sul mercato hanno
consentito il colpo Amauri. E il futuro è in questa direzione: si pensa
già a Ebouè

di Domenico Latagliata

Torino Discount di qualità. In tempi di crisi, tanti li cercano ma non tutti li trovano: nella vita di tutti i giorni e anche nel calcio. Dove, è chiaro, bisogna saper far quadrare i conti come le brave massaie. Quello di cui tutti vanno alla ricerca è l'affare che permetta di risparmiare bei soldini.
Si tratta insomma di ingegnarsi. Mestiere nel quale di solito gli italiani eccellono, soprattutto quando devono far fronte a situazioni di emergenza. E, se è vero che la Juventus non è certo la società più povera del lotto, lo è altrettanto che nel corso degli ultimi anni la Signora del nostro calcio ha scovato giocatori a costo zero rivelatisi poi utilissimi nella (rin)corsa al vertice. Insieme a qualche "pacco" troppo costoso (Andrade, Criscito, Almiron, Tiago e, al momento, anche Poulsen), in corso Galileo Ferraris hanno comunque di che gioire: tra gli undici fin qui più utilizzati da Ranieri, ci sono ben quattro giocatori costati nulla alle casse societarie. Nello specifico: Gygera, arrivato due estati fa dall'Ajax, Molinaro (dalla Salernitana), Marchionni (dal Parma), Marchisio e De Ceglie (prodotti del vivaio, al pari di Giovinco). Non basta: a Bergamo, nell'ultimo turno di campionato, al posto dell'acciaccato Grygera c'era lo svedesone Mellberg, lui pure prelevato dall'Aston Villa a costo zero. Ancora, ricordando Bergamo ma non solo: nel finale di partita sono entrati in campo Cristiano Zanetti e Salihamidzic, ovvero due colonne della Juve della passata stagione che, una volta giunti a fine contratto, avevano salutato rispettivamente Inter e Bayern Monaco. La Juve low coast è questo e ancora di più: perché Manninger, che ha sostituito in maniera più che decente Buffon, è costato meno di un milione e lo stesso Chiellini, pagato 7 volte tanto, si è rivelato un investimento più che azzeccato. Vero anche che alcuni di questi affari sono ancora targati Moggi (Zanetti, Marchionni e Molinaro, più gli ex ragazzi del settore giovanile e Zebina, fermo però ai box da mesi), ma in questo particolare ambito l'attuale dirigenza ha dimostrato di avere imparato la lezione giusta.
Del resto la Juve - a differenza di Inter e Milan, certamente in possesso di una maggiore liquidità - non ha una proprietà disposta a spendere e spandere ed è quasi costretta a inventarsi colpi del genere per potersi poi permettere lussi tipo Amauri, pagato la bella cifra di 22,7 milioni. La strada è insomma tracciata da anni e continuerà a essere percorsa: non per nulla si è cercato di sedurre Schweinsteiger, fino a qualche settimana fa restio a firmare il rinnovo del contratto con il Bayern Monaco e infine convintosi anche su indicazione della bella fidanzata. La Juve, che in estate venne bruciata dal Milan nella corsa a Flamini, è stata poi recentemente segnalata sul croato Olic, fino al prossimo giugno attaccante mancino dell'Amburgo e dopo chissà. Dovendo trovare un erede di Nedved e magari parare la possibile partenza di Iaquinta, non proprio soddisfatto del suo utilizzo da precario, arrivare senza spendere un euro a uno sgobbone come il non ancora trentenne Ivica rappresenterebbe un bell'affare. Così come gentilezze assortite sono già partite nei confronti dell'ivoriano naturalizzato belga Emmanuel Eboué, 25enne jolly dell'Arsenal che a giugno sarà libero di far quel che vuole: se son rose, fioriranno.