Volandri fa tornare Federer sulla terra

Agli Internazionali impresa di "Filo". È il terzo azzurro a vincere con il numero 1 al mondo: "È la più bella vittoria della mia vita". Ci riuscirono Pietrangeli e due volte Panatta. Oggi ai quarti con Berdych

Roma - Filippo Volandri ieri al Foro Italico ha fatto il miracolo. In un ora e 18 minuti ha battuto il Divino Federer per 6-2, 6-4. Qualcuno potrà malignare che «Filo» ha affrontato la controfigura del campione del mondo. Ma non è così! Nicola Pietrangeli ha detto: «Filippo è in condizioni fisiche straordinarie. Non l’avevo mai visto giocare tanto bene. Vincere contro Federer non è facile. I francesi dicono: il faut le fair! Filippo è stato bravo a non consentirgli mai di entrare in partita». Il campo Centrale del Foro è stato percorso da mille brividi, ma non c’è stato il tifo di vecchia tradizione romana. Questo lo ha ammesso anche Federer. Nella storia del tennis di campioni italiani capaci di battere il numero 1 del mondo sono stati tre: Nicola Pietrangeli nel 1968 riuscì a dominare Rod Laver in finale a Torino, Adriano Panatta vinse con Connors a Stoccolma e con Borg a Parigi. Pozzi eliminò Agassi sull’erba del Queens, accadde in un match concluso con il ritiro. L’ultimo azzurro a raggiungere i quarti a Roma è stato Volandri nel 2003. Per quanto mi riguarda sono rimasta colpita dalla diagnosi del match fatta da Roger Federer. «Ho cominciato male, perdendo le mie chance nel secondo game. Da quel momento sono stato costretto a rincorrere. Filippo ha meritato la vittoria perchè ha giocato meglio di me». A chi ha insistito chiedendogli se avesse avuto dei problemi fisici Federer ha risposto: «Non ho avuto nessun problema». A coloro che hanno cercato di trovargli una scusa incolpando il pomeriggio caldissimo, Roger, scuotendo la testa, ha detto: «Mi sono allenato a Dubai dove c’erano 45 gradi». Poi tappando la bocca a tutti ha ribadito. «Non avevo la febbre. Sono arrivato a Roma prima degli altri. Mi ero preparato bene. Ho semplicemente avuto la sfortuna di trovarmi di fronte un tennista che ha giocato meglio di me! Filippo non mi ha consentito di mettere i denti nel match!». Volandri ovviamente è stato travolto da una gioia incontenibile: «Non ci credo ancora! Ne sarò convinto solo domani quando mi sveglierò. È la più bella vittoria della mia vita perchè considero Federer il più forte giocatore di tutti i tempi». Il tennis è un gioco davvero crudele, oggi Volandri sarà di nuovo in pista. Il suo prossimo avversario si chiama Tomas Berdych. È un tipo tosto che è nato nella Repubblica Ceca ma abita a Montecarlo. Ha 22 anni, occupa la dodicesima posizione in classifica. Ieri ha battuto Acasuso 6-1,6-2. Berdych è un «brutto pesce». Nei confronti diretti con il nostro campione conduce per tre vittorie a una. L’ultimo match lo hanno giocato a Roland Garros nel 2006. In quell’occasione lo score in favore di Berdych è stato severo: 6-3, 6-1, 6-1. Nella parte alta del tabellone sono rimasti in corsa: Volandri-Berdych, Gonzales-Chela. Peccato che Potito Starace, che si trovava nella parte bassa del draw, non sia riuscito a portare a termine un altra bella impresa. Contro Davydenko, n.4 del mondo, ha sfiorato la vittoria. L’azzurro ha giocato un ottima partita arrendendosi soltanto al terzo set, dopo aver avuto una palla per andare al tie break: 6-4, 2-6, 7-5. Davydenko è un tipo poco appariscente. È un grande pedalatore, senza offesa per i ciclisti, che all’abilità nel muoversi sul campo aggiunge solide qualità tennistiche. Ma, allora cosa gli manca, si chiederà il lettore. A mio modesto avviso, semplicemente «le fisique du role». Qualità importante per costruire lo charme di un campione.