Volano gli avvoltoi sulle macerie dell’11 settembre

Massimo Introvigne

Puntuali come gli avvoltoi, dopo l'anniversario dell'11 settembre sono rispuntati i complottisti per cui gli attentati sono frutto di un complotto della Cia, di Bush o dei servizi israeliani. Partono tutti da «L'incredibile menzogna», il libro delirante del giornalista francese Thierry Meyssan, che tra l'altro non è un pazzo isolato almeno nel senso che non è isolato. È il presidente del Réseau Voltaire, la potente lobby laicista francese che odia l'America e chiede a Chirac più energia, «alla Zapatero», nel promuovere un secolarismo ostile a ogni religione. Il libro di Meyssan è stato ridicolizzato dagli esperti. Ma i suoi nipotini italiani non demordono. Si deve allora di nuovo mostrare come la tesi del complotto non sta in piedi: fa acqua quanto agli autori, agli strumenti e al movente.
Dopo che Osama Bin Laden e i suoi principali luogotenenti hanno proclamato per iscritto, con messaggi registrati e anche su videocassetta che responsabili dell'11 settembre sono proprio loro, i complottisti devono ammettere che sì, è stato Bin Laden, ma lo sceicco del terrore è un agente della Cia e un amico della famiglia Bush. Non è stata forse la Cia a creare la «brigata internazionale» che ha combattuto i sovietici in Afghanistan? La risposta è no. La Cia ha lasciato mano libera ai servizi segreti pakistani, l'Isi, perché decidessero se e quali volontari stranieri fare arrivare in Afghanistan. L'Isi, all'epoca infiltrato da ultra-fondamentalisti, è andata a pescare in Arabia Saudita Abdullah Azzam e il suo allievo Bin Laden, fanatici anti-americani con cui la Cia non ha mai avuto direttamente a che fare. La famiglia Bin Laden ha rapporti d'affari con Bush? Figlio di un padre poligamo, Bin Laden ha 56 fratelli e fratellastri miliardari, azionisti di centinaia di società in cui sono coinvolte tutte le grandi famiglie, dai Bush ai pacifisti Soros. Ma i familiari di Bin Laden semmai odiano il terrorista, le cui attività danneggiano seriamente i loro affari.
Quanto agli strumenti, non è forse vero che la Cia aveva infiltrato le reti di Al Qaida nell'Afghanistan post-sovietico? Può darsi: ma gli attentatori dell'11 settembre non venivano dall'Afghanistan. Mohammed Atta, il capo del commando, e i suoi principali compagni erano stati reclutati precisamente nelle reti di Al Qaida di cui la Cia aveva sottovalutato la pericolosità: quelle nate intorno alle moschee fondamentaliste europee. Atta era entrato in Al Qaida ad Amburgo, altri in Germania, Inghilterra, Spagna.
Quanto infine ai motivi, Bush ha organizzato l'11 settembre per invadere l'Irak e favorire le grandi società petrolifere? Come avevano già spiegato esperti di petrolio, e l'inchiesta Oil for Food conferma, a queste società conveniva lasciare le cose come stavano. Controllavano già, dopo avere corrotto parecchi funzionari delle Nazioni Unite, il petrolio irakeno. Semmai, il dopo 11 settembre e la stessa guerra in Irak hanno destabilizzato il mercato del petrolio e provocato loro gravi danni. Israele aveva bisogno di un pretesto per fare attaccare dall'alleato americano l'Afghanistan e l'Irak? No: le due guerre hanno dimostrato che l'armata Brancaleone dei talebani e perfino il temuto esercito di Saddam, ampiamente sopravvalutati, in caso di guerra sarebbero stati spazzati via dagli israeliani in due o tre giorni. Infine, c'è chi sostiene che Sharon con la «minaccia musulmana» volesse giustificare l'occupazione di Gaza e dei Territori. Ma ora sappiamo invece che nel 2001 pensava già a ritirarsene.