Volare di lusso: una poltrona in Paradiso

In viaggio da Milano a New York nell’aereo salotto con solo 48 posti. I sedili diventano letti, ma anche postazioni ufficio per controllare le e-mail o telefonare

nostro inviato a New York
Tony Blair ha volato low cost. Meglio: gli altri possono viaggiare in business. Comodi, coccolati, potendo stendere le gambe, potendo dormire, giocare a un videogame, scaricando la posta elettronica. Si parte alle cinque del pomeriggio: Milano-New York sull’aereo salotto. Si arriva al terminal 2 di Malpensa alle 16.15: non c’è bisogno di essere lì due ore prima, c’è una sala riservata per questo volo. Non c’è coda, non c’è rischio. Qui non può accadere una delle cose peggiori per un passeggero di una tratta intercontinentale: trovarsi su un volo strapieno, fare un check-in lungo un’ora e mezza e magari arrivare in fondo, alla fine della coda per sentirsi dire la frase che ogni viaggiatore detesta: «Ci dispiace, ma è overbooking». No, qui i posti sono 48, si prenotano al telefono, non c’è rischio di trovarsi a terra col biglietto pagato. Questo è un volo per pochi, anche economicamente, ma chi se lo può permettere trova quello che vuole: cortesia, gentilezza, qualità. Servizi. Otto ore di volo come non si possono provare diversamente: su una poltrona che è sedia da ufficio, divano per guardare un film, letto per dormire. Ecco: questo Airbus 319 A è un gioiello. Eurofly l’ha comprato, se l’è personalizzato, poi il club MiMa - Milano-Manhattan - l’ha scelto per la sua tratta Malpensa-Jfk. Perché questo è un volo privato: il club affitta quotidianamente l’aereo dalla compagnia e lo mette a disposizione dei suoi iscritti. Sono loro che viaggianoo su un aereo salotto, viaggiano in business class, viaggiano coccolati: serviti, riveriti, felici e contenti. Otto ore di relax prima di tuffarsi nella città più straordinaria del mondo: New York. Per usufruire di questo servizio, allora, bisogna prima rivolgersi all’associazione e aspettare che si sia accettati. Lo spiegano bene: «Milano Manhattan è il Club esclusivo di chi vive e lavora tra Milano e New York. È stato creato per promuovere gli scambi commerciali e culturali tra queste due vibranti metropoli. Se ci pensate sono molto simili: unite dalla moda, dalla finanza, dal dinamismo. I rapporti sono frequenti e importanti. C’è moltissima gente che da Milano deve andare spesso a New York per lavoro e viceversa. Noi ci rivolgiamo a loro, offriamo servizi e adesso la possibilità di viaggiare con un volo privato».
Non ci vogliono soldi per entrare in MiMa. Almeno fino al 30 settembre. Successivamente sarà chiesto un contributo ai soci. Oggi bisogna collegarsi al sito del club e chiedere l’iscrizione. Poi il consiglio direttivo deciderà a sua discrezione se la domanda sarà accettata o no. Per sfruttare il volo, invece, i soldi ci vogliono. Per un viaggio una tantum il contribuito chiesto ai soci è di 3.400 euro, che diventano decisamente di meno se si vola spesso. Le aziende, per esempio. Perché soci di Milano-Manhattan possono essere anche le imprese che sfruttano i servizi dell’associazione per i loro dipendenti. Tremila e quattrocento euro non sono comunque pochi. Dipende da come si viene trattati. E qui il servizio sarà come si deve: possibilità di scelta entro 48 ore tra una lista di cinque menù esclusivi, oltre ai pasti speciali internazionali sempre disponibili a richiesta. Poi si pasteggia col Campari, perché MiMa ha stretto un accordo con la Campari e sull’aereo ci saranno cocktail speciali creati apposta per il club. Poi i resto: il call center MiMa che prenota di tutto e di più, dalla camera d’albergo al tavolo del ristorante, ai biglietti per uno spettacolo. Oppure di più: be’ per esempio la limousine con cui si può raggiungere l’hotel, oppure un elicottero. Si scende dall’aereo, si prendono i bagagli e si sale in elicottero. Per evitare il traffico di New York. E di Milano.
Si parte, quindi. L’imbarco dura cinque minuti, non di più. Veloce: a bordo si possono portare due bagagli a mano a testa, perché spazio ce ne è in abbondanza: l’aereo conterrebbe 120 posti, ma questo è configurato per quarantotto. È come se ognuno dei passeggeri avesse a disposizione il triplo dello spazio. È così: nel corridoio non ci si deve mica mettere di profilo per passare in due, ci si passa perfettamente senza neppure sfiorarsi. Anche quando passa il carrello con le bibite, un passeggero non è in trappola: può passeggiare tranquillo lungo i sedili. Ma adesso siamo ancora in fase di decollo: tutti sono seduti nella loro poltrona ultracomoda con movimento cinematico, regolazione personalizzabile e memorizzazione delle posizioni, supporto lombare e funzione massaggio. Tra una e l’altra c’è una distanza di un metro e mezzo, mica come nel resto dei voli dove va di lusso quando ci sono 70 centimetri. E poi qui non si vede neppure chi si ha davanti, e ovviamente non si viene assolutamente visti da chi è dietro: tutti «protetti» dai divisori a difesa della privacy.
Ora si decolla, si va: «Assistenti di volo, armare gli scivoli». Il comandante annuncia la rotta: «Sorvoleremo il Piemonte, poi le Alpi all’altezza del Cervino, poi la Francia e ci dirigeremo verso l’Atlantico in direzione nord, dall’Islanda fino alla Groenlandia. Scenderemo verso New York dalla Nuova Scozia». Il tempo scivola via: gli assistenti di volo riempiono i passeggeri di attenzioni. Sono le sei del pomeriggio, a destinazione è mezzogiorno. All’arrivo saranno le otto della sera. Chi viaggia con questo volo vuole arrivare in tempo per godersi la sera, ricaricare le batterie e vivere il giorno seguente e tutti gli altri cercando di annullare gli effetti del jet-lag. Per questo in viaggio all’andata cercano di tenerti sveglio sempre: aperitivo, cena con antipasto primo, secondo, frutta, dolci, formaggi. Poi scatta il piano intrattenimento: otto film a scelta, otto videogames, la pagina per controllare le e-mail (a pagamento). Uno però si può anche riposare: in questo caso le assistenti di volo tengono il pasto da parte, il cliente potrebbe aver fame dopo. Il concetto del volo salotto è godersi le ore di viaggio. Semplice: solo che la gran parte delle compagnie non ci riesce. Questo volo sì. Allora durante il volo uno pensa: in piccolo è quello che vorrebbe diventare l’A380, il superjumbo con casinò, letti matrimoniali, salone di bellezza e sala da ginnastica per sgranchirsi le gambe. Solo che su quel progetto non si sa quasi nulla. Lo hanno prenotato 13 compagnie aeree. Il resto è tutto rigorosamente segreto, perché la battaglia commerciale è in pieno svolgimento. Tutti fanno balenare comunque una «crociera di lusso nei cieli». Singapore Airlines sarà la prima compagnia a ricevere l'A380 e a metterlo in azione. Sprifferi solo sul numero dei posti, che andranno da 489, 517 o 649, a seconda delle varie configurazioni. Per i dettagli, a presto. Lungo 73 metri, alto 24, l'ultimo nato della famiglia Airbus lascia infatti, grazie ai due suoi ponti, ampio spazio alla fantasia delle compagnie aeree, che potranno optare per una più spartana versione cargo o farne un albergo a 5 stelle. Richard Branson, il vulcanico proprietario di Virgin Atlantic, è stato l’unico che s’è sbilanciato: i passeggeri dei suoi 6 superjumbo potranno scegliere se giocare al casinò, andare dal parrucchiere, darsi allo shopping o all'aerobica in una palestra o riposarsi in un morbido e ampio letto a due piazze. O semplicemente fare un salto al bar o esplorare le specialità gastronomiche dei suoi ristoranti. Progetti, fantasie, indiscrezioni. Pensandoci il tempo passa. Tre ore, ecco a destra l’Islanda. Cinque ore: i ghiacchi della Groenlandia non si vedono, li si immagina guardando il monitor inserito nel sedile davanti. Presto toccherà alle mille baie della Nuova Sozia, in Canada. Prima delle luci. Otto ore. I pensieri sui progetti degli altri non sono ancora finiti: Long Island è vicina, la sia aggira per atterrare da sud. Terra. New York. Ora i pensieri finiscono in un altro: l’A380 è un progetto, questo volo salotto c’è. Ogni giorno. Il comandante esce dalla cabina, indossa il cappello, si mette la giacca. Aspetta i passeggeri. Uno per uno: «Grazie di aver volato con noi».