«Voleva essere una finestra aperta sul mondo islamico»

Claudia Passa

da Roma

Dalla Turchia, per ragioni di visto, doveva uscire ogni tre mesi. Ed è proprio in quelle occasioni che don Andrea tornava a Roma, dove c’è la sua famiglia, dove incontrava i parrocchiani, dove «reclutava» famiglie e volontari per il suo progetto. L’ultima messa nella sua parrocchia dei Santi Fabiano e Venanzio, a due passi da via Casilina, l’aveva celebrata dieci giorni fa, al termine della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Dal pulpito aveva testimoniato la sua esperienza in quella Turchia dove la passione per l’Oriente e per il dialogo interreligioso l’aveva portato nel 2000, dopo trent’anni di sacerdozio, e dove ha trovato la morte.
Una scelta che non aveva sorpreso chi lo conosceva bene. «Era un profondo conoscitore del Medio Oriente che aveva visitato più volte», ricorda don Marco Vianello, che per anni è stato il suo vice-parroco per poi raccoglierne l’impegnativo testimone. «La decisione di andare in Turchia fu motivata dalla conoscenza della chiesa locale, dalla passione per quella realtà. Lì l’evangelizzazione è vietata dalla legge - spiega ancora don Marco -, tant’è vero che all’inizio c’era stato qualche problema con le autorità del posto. Ma lui riteneva importante che la chiesa madre di Roma fosse presente e sostenesse il faticoso impegno della chiesa locale, soprattutto in Asia Minore».
Non che a Roma don Andrea avesse di che annoiarsi: nella sua ultima parrocchia, dov’è stato sei anni, lo ricordano come un uomo «molto attivo». Apparentemente burbero, quando in gioco c’erano i valori per cui è arrivato fino al martirio. Attento alla problematiche legate alla dimensione familiare. Sempre più «docile» col passare degli anni, specie dopo l’esperienza all’estero. Nato a Priverno (Latina) nel ’45, arrivato nella capitale con la famiglia undici anni dopo, ha lasciato il segno dando impulso a numerose attività e iniziative, in particolare negli anni della preparazione del Giubileo e della missione cittadina. Ma alla fine il desiderio di essere una «finestra su un mondo così diverso dal nostro» - come ricorda un parrocchiano - ha prevalso. Ai fedeli, ai familiari, agli amici don Andrea non aveva mai manifestato particolari preoccupazioni. Di parere diverso la madre, Marietta. Racconta lo zio Antonio Polselli, fratello della mamma di don Andrea: «Lei aveva sempre paura e oggi i suoi timori sono stati confermati». Il sacerdote erra arrivato a Trebisonda prima dell’11 settembre, ma sapeva come muoversi. «Non credo - afferma don Marco Vianello - che questa tragedia sia stata dovuta a qualche sua iniziativa avventurosa, era conosciuto e stimato da tutti». In Turchia, don Andrea aveva imparato a non trovare ostacoli nella sua attività, che spaziava dall’accoglienza dei pellegrini alla gestione della chiesa aperta al culto. La stessa nella quale ha trovato la morte.