Voleva far saltare la Centrale: espulso l’apprendista kamikaze

Scarcerato la settimana scorsa, in anticipo rispetto il fine pena, all’uscita del carcere ha trovato ad attenderlo la polizia che l’ha prima rinchiuso in un Cie e poi rispedito a casa con volo diretto. Finisce così, almeno per il momento, la carriera italiana del terrorista Khalid Khamlich, ex responsabile amministrativo della moschea di Cremona, con il chiodo fisso di far saltare in aria il Duomo della sua città e la metropolitana milanese.
Nato 45 anni fa a Casablanca, Khamlich fu arrestato nel febbraio del 2004 dalla Digos di Brescia insieme a un connazionale e due tunisini, in quanto ritenuto ai vertici di una cellula terroristica costituita nel 1998. Un gruppo molto attivo, soprattutto nella preparazione di documenti falsi, raccolta di fondi destinati ad organizzazioni terroristiche o di guerriglia operanti all’estero e progettazione di attentati. In particolare nell’ottobre del 2002, Khamlich aveva iniziato a pianificare assalti kamikaze contro il Duomo di Cremona e alla fermata della stazione Centrale della linee verde.
Un’attività che non era sfuggita agli investigatori italiani che nel novembre dello stesso anno fecero irruzione nella sua abitazione di Cremona. Un’accurata perquisizione permise di scoprire riviste e documenti che parlavano della «legittimità di uccidere i turisti stranieri e i civili nel contesto della lotta islamica armata», video-cassette contenenti filmati sugli attentati alle Twin Towers, sui mujahidin ceceni. E ancora: appelli per il sostegno economico, fisico e morale alla lotta armata delle organizzazioni terroristiche, l’apologia dei kamikaze e l’incitamento alla loro imitazione, la storia dei martiri caduti in Afghanistan, slogan violenti «ammazzare è un obbligo e terrorizzare è legge». Nella memoria del pc, tracce di consultazioni di siti internet aventi ad oggetto la Jihad, scambio di opinioni su questi argomenti attraverso linee «chat» ed e.mail. Khamlich inoltre consultava continuamente il sito del gruppo Jihadico combattente «GndAllah» (I soldati di Allah), contenente un link di collegamento con il sito di Bin Laden.
Il marocchino fu condannato il 29 giugno 2007 dalla Corte di Assise di Appello di Brescia a 5 anni e 6 mesi, sentenza divenuta definitiva il 18 luglio 2008, ma era stato poi scarcerato in anticipo lo scorso 18 novembre. All’uscita di prigione era stato però prelevato dalla polizia e rinchiuso nel Centro di identificazione ed espulsione di Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro, dove è rimasto rinchiuso per una settimana. E ieri infine si è conclusa la sua permanenza in Italia: il marocchino è stato accompagnato a Fiumicino e imbarcato per Casablanca. «L’espulsione del cittadino marocchino dopo la scarcerazione - commenta ora il Viminale - è l’effetto diretto dei rapporti di cooperazione tra Governo italiano e autorità diplomatiche del Marocco in Italia».