«Volevano arrestare Mastella» L’ex ministro querela l’Espresso

Il settimanale: era al centro di un’inchiesta su appalti truccati e toghe raccomandate

da Roma

I pm di Santa Maria Capua Vetere stavano per arrestare l’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella, oltre alla moglie Sandra e ad amministratori campani dell’Udeur. E per reati che riguarderebbero nomine di magistrati, appalti e gare per depuratori. Lo scrive L’Espresso, oggi in edicola e l’ex Guardasigilli risponde subito con una querela.
«Il leader del Campanile - dice una nota dell’Udeur - non si è mai occupato di appalti e, quanto alle nomine di cui parla il settimanale, solo la cinica cattiveria che da tempo viene utilizzata nei suoi confronti e l’ignoranza giuridica possono falsamente rilevare che le nomine siano una sua prerogativa e non del Csm. Al ministro compete solo il concerto che nella sua attività non ha mai negato». I vertici del partito chiedono a Giorgio Napolitano, come presidente del Csm e a Romano Prodi di indagare sulla fuga di notizie. E il capo dello Stato, che il 14 febbraio sarà a Palazzo de’ Marescialli, risponde che spetta «al Csm e agli organi titolari dell’azione disciplinare valutare in assoluta autonomia la condotta dei magistrati».
Per L’Espresso, il pm Alessandro Cimmino valutò l’ipotesi di chiedere l’arresto per Mastella. Ma «a fine estate, in vigore la legge Boato che vietava l’uso delle telefonate tra parlamentari ed indagati, il gip Chiaromonte, prima di chiedere al Parlamento l’autorizzazione per le intercettazioni, voleva leggere le trascrizioni». Poi la Corte costituzionale dichiarò in parte illegittima la legge e a quel punto «è mancato il tempo». L’inchiesta sull’Udeur campano, poi trasmessa a Napoli, riguarderebbe più di 100 episodi da tradurre in ipotesi di reato, compresi quelli su presunti giudici corrotti. Il settimanale pubblica stralci di intercettazioni anche sulla nomina di nuovi capi degli uffici giudiziari, come la procura di Salerno. Parlando con quelli che sarebbero «luogotenenti» di Mastella, il consuocero Carlo Camilleri e Vincenzo Lucariello, ex netturbino andato in pensione come segretario generale del Tar, alcuni magistrati «invocavano una spintarella, altri chiedevano un aiuto concreto», attraverso il Csm o ricorsi amministrativi. Si riferisce anche di telefonate e incontri con Mastella e con Nicola Mancino, vicepresidente del Csm, in particolare in un colloquio tra il presidente dei gip napoletani Renato Vuosi e Lucariello. Proprio ieri l’Anm, dopo le critiche di Mancino a Napoli sull’arresto di lady Mastella, ha raccomandato «il riserbo di tutti coloro che rivestono ruoli di carattere istituzionale, tanto più quando è in corso l’accertamento giurisdizionale».