«Lo volevano distruggere Io e mamma lo rilanceremo»

Si fa presto a dire «Nuovo», quando si parla di un teatro che ha visto passare mezzo secolo di rivista e prosa internazionale. Qui, sullo storico palcoscenico di piazza San Babila, hanno calcato la scena mostri sacri come Totò, Liza Minelli, Jerry Lewis, Anna Magnani, i fratelli De Filippo, Carmelo Bene e via di questo passo. Ma anche star della musica come Louis Armstrong, Maurice Chevalier, Harry Belafonte e Yves Montand. Polvere di stelle. Poi arrivarono gli anni duri. Prima con la scomparsa nel 2004 di Franco Ghizzo, l’appassionato imprenditore che nel ’77 lasciò le sue aziende per assumere la direzione del teatro. Sotto la sua gestione, a Milano sbarcarono i grandi musical americani per la prima volta tradotti in italiano, da «Grease» a «Sette spose per sette fratelli» a «Jesus Christ Superstar». Poi, due anni fa, le minacce di sfratto e le pressioni di chi voleva trasformare lo storico teatro in un centro commerciale. Un malsano progetto fallito grazie all’impegno del Comune e ad una legge del Senato che ha restituito il Nuovo a Monica e Gemma Ghizzo, la figlia e la vedova di Franco che ne hanno ereditato la direzione e che sono più che mai intenzionate a proseguirne l’opera.
Signorina Ghizzo, la buriana è alle spalle e martedì la stagione debutta col duo Cochi e Renato. Un omaggio alla sua Milano?
«Beh, ai milanesi dobbiamo molto per la solidarietà e il sostegno che ci hanno permesso di resistere a chi voleva distruggere questo pezzo di storia. Lo spettacolo, comunque, è molto divertente».
Suo padre ha portato compagnie da tutto il mondo con cartelloni eterogenei ma sempre rivolti al grande pubblico. Proseguirà nel filone «pop»?
«Abbiamo un teatro da mille posti con quattromila abbonati e vogliamo soddisfare al meglio un pubblico che è trasversale. Sarebbe un errore fossilizzarsi su un solo genere teatrale. In cartellone abbiamo commedie brillanti, musical e prosa».
Lei è un giovane direttore al timone di un teatro storico. Non ha pensato di aprire anche alle nuove generazioni?
«In parte lo stiamo già facendo, nella passata stagione registrammo il tutto esaurito con i ragazzi di Amici, ma abbiamo anche prodotto una rassegna di teatro amatoriale, un’esperienza che intendiamo sviluppare. Nella stagione che si apre, abbiamo “classici“ come Teo Teocoli o Jesus Christ Superstar, ma anche spettacoli sperimentali come quello dei Kataklò, un gruppo di danzatori acrobatici. In teatro voglio riportare anche i Mayumana, uno spettacolo tutto ritmo ed energia».
A proposito di «Amici», oggi la tv è sempre più «sinergica» con i teatri. Una scorciatoia per fare botteghino?
«In parte sì, ma sono cambiati anche i tempi. Eppoi penso che questa contaminazione può anche riservare sosprese interessanti. A dicembre, ad esempio, avremo in scena Sebastiano Somma in “Sunshine“ e a marzo Alessandro Preziosi nella veste di Amleto».
All’epoca del tentato sfratto lei ricevette minacce di morte
«Sì, dovetti stare due mesi sotto scorta. Io e mia madre andammo anche a Striscia la notizia per denunciare il nostro caso. Ma ora siamo qui e ringrazio ancora tutti i politici che ci hanno aiutato: da De Corato a Sgarbi, da Larussa a Cadeo».