Volevano punire  il Papa Arrestati sei marocchini

Gruppo segreto che incitava alla jihad e educava i figli all'odio verso l'Occidente. Su un taccuino parlavano di una punizione per il Papa colpevole di aver convertito il giornalista. Preoccupato Magdi Allam

Brescia - Volevano "punire il Papa", colpevole di aver fatto convertire il giornalista ed europarlamentare Magdi Allam, ma i sei marocchini - appartenenti al movimento fondamentalista islamico Adl Wal Ihsane (Giustizia e Carità) e residenti nel bresciano - sono stati arrestati questa mattina dalla polizia di Brescia.Tra le accuse, quella di aver costituito un gruppo che aveva tra i propri obiettivi l'incitamento alla discriminazione e all'odio razziale e religioso, alla violenza e alla jihad nei confronti dei cristiani e degli ebrei.

Le accuse Le indagini, avviate più di un anno fa, hanno documentato come i soggetti arrestati avessero creato una struttura segreta che educava i figli degli affiliati all'odio verso la cultura e i costumi occidentali nonché delle religioni diverse da quella islamica, facendo a tal fine ricorso anche alla violenza psicologica e fisica. In particolare, in un taccuino trovato dai poliziotti nella fodera del giaccone di uno degli arrestati venivano annotati gli argomenti trattati in riunioni riservate agli esponenti di rilievo del gruppo, tra cui il divieto di integrazione nella società ospitante, e la "punizione" del Papa.

La preoccupazione del giornalista Per Magdi Allam la presenza di cellule terroristiche islamiche rappresentano "solo la punta dell’iceberg di una realtà che incita all’odio e a colpire i simboli della civiltà europea e della fede cristiana, che ne è il fondamento". L’europarlamentare, inoltre, chiede di fare attenzione a etichettare la rivolta libica come una rivolta fomentata dai fondamentalisti islamici: "Verificare la presenza di Al Qaida è legittimo - ha detto - ma sarebbe velleitario appiattire questa rivolta popolare sulla partecipazione eventuale di elementi di Al Qaida: diverso è il discorso sulla prospettiva di insediamento del radicalismo islamico in Libia. Di questo rischio dobbiamo essere preoccupati".