Volevano sequestrare la Cucinotta, condannati in tre

Intercettati due malavitosi: l’attrice era considerata facile preda, perché si muove senza protezione

da Messina

Ricca, famosa, innamorata della sua terra, la Sicilia, tanto da tornarci spesso per vedere parenti e amici, e, soprattutto, senza scorta. Un obiettivo «semplice», ideale per un sequestro a scopo di estorsione. Un sequestro, per fortuna di Maria Grazia Cucinotta, rimasto soltanto sulla carta, anzi semplice oggetto di una chiacchierata tra due malavitosi.
Emerge anche questo retroscena dalle pieghe del processo «Domino», un dibattimento a carico di dieci imputati accusati a vario titolo di estorsione e detenzione di armi celebrato a Messina e che si è concluso proprio qualche giorno fa, con la condanna di tre imputati e l’assoluzione degli altri sette. L’idea di sequestro della Cucinotta o di un suo familiare emerge da una conversazione tra due imputati, Giuseppe Maniaci e Salvatore Micali, entrambi condannati nel processo che si è appena concluso. Il colloquio, che risale a 10 anni fa, era stato intercettato. Si tratta di una «parlata», come si dice in Sicilia nel gergo malavitoso, una chiacchierata. I due fanno il punto sui possibili affari che la criminalità può portare avanti in provincia di Messina. Si parla di estorsioni, di traffico d’armi. E di possibili sequestri. Sono tanti i vip messinesi che vengono passati in rassegna: politici, in primo luogo, ma anche esponenti dell’alta borghesia. Poi l’attenzione cade sull’attrice. La Cucinotta viene considerata un obiettivo appetibile anche perché, quando è in Sicilia, si muove abbastanza liberamente, senza scorta o precauzioni particolari per la sua sicurezza. Tra le idee prese in esame, anche quella di rapire un suo familiare. Una riflessione a voce alta, più che un vero e proprio progetto operativo. La conversazione tra Maniaci e Micali viene comunque intercettata e vagliata dagli investigatori, guidati all’epoca dal pm Carmelo Petralia. I due continuano a essere ascoltati, ma il progetto di rapimento eccellente – di Maria Grazia Cucinotta o di qualche altro vip messinese – scompare completamente dalle conversazioni dei due malavitosi. Si decide dunque di accantonare la vicenda, puntualmente riassunta però in un’informativa dei carabinieri. E, per non creare inutili allarmismi, non vengono nemmeno informati né Maria Grazia Cucinotta né gli altri vip messinesi potenziale oggetto di attenzione per il rapimento mai messo in atto. Il tentativo di sequestro della nota attrice indimenticabile nel «Postino» con Massimo Troisi, non viene nemmeno contestato ai due imputati, entrambi condannati invece, come si diceva, per estorsione e detenzione di armi. A Maniaci sono stati comminati sei anni e quattro mesi, sette anni, invece, la pena stabilita per Salvatore Micali. Con loro è stato condannato anche un terzo imputato, Giuseppe Cucinotta (cinque anni e quattro mesi), solo omonimo della celebre attrice.