Volevano uccidere Obama Complotto razzista a Denver

La polizia arresta quattro persone. Sequestrati un fucile di precisione, divise e giubbotti antiproiettile

nostro inviato a Denver

D come Dallas, la città dove fu ucciso John Fitzgerald Kennedy. D come Denver, la capitale del Colorado dove domani pomeriggio per la prima volta nella storia degli Stati Uniti un candidato di colore, Barack Obama, accetterà la nomination alla Casa Bianca. E un incubo: quello di un attentato al candidato democratico, nel giorno in cui l'America celebrerà il 45esimo anniversario del discorso con cui Marther Luther King evocando il sogno di un Paese senza più barriere razziali infiammò l'America. Anche Martin Luther King concluse la sua esistenza con una pallottola nel corpo.
Quell'incubo ha rischiato di avverarsi. Domenica la polizia ha arrestato tre uomini e una donna sospettati di tramare un complotto contro il senatore dell'Illinois. Quattro balordi, minimizza la procura, sostenendo che la vita di Obama non è mai stata in pericolo. Quattro fanatici affiliati ai suprematisti, un gruppo americano che rivendica la superiorità della razza bianca.
Tutto è iniziato casualmente. Ad Aurora, un quartiere vicino al Pepsi center, il palazzetto dello sport dove è in corso la convention democratica, la polizia ferma un furgone bianco che procede a zig zag. «Il solito ubriaco», pensano gli agenti; ma basta un'occhiata all'interno per capire che la vicenda è seria. Da un cartone spunta un fucile di precisione con un mirino per sparare da lunga distanza, scatole di munizioni, alcuni walkie-talkie, un giubbotto antiproiettile. Sotto il sedile vengono trovate anche della droga, tre documenti d'identità intestati e materiale per camuffarsi. Tharin Gartrell, 28 anni viene fermato e interrogato. Non resiste a lungo e fa i nomi dei suoi complici.
La polizia si precipita in un hotel alla periferia di Denver e bussa alla stanza occupata da Shawn Robert Adolph, 33 anni e molti precedenti penali, il quale, anziché aprire, si butta dalla finestra. Un volo di sei piani, cadendo si frattura l’anca. Poco dopo tocca a Nathan Johnson, 32 anni, e alla sua fidanzata, in un altro hotel di Denver, che non oppongono resistenza anche perché visibilmente storditi dalla droga e dall'alcol. Due pesci piccoli, confermeranno in seguito gli inquirenti; quelli che contano sono gli altri due.
Ma è proprio Johnson a svelare il possibile piano contro il candidato democratico. Un giornalista di una tv locale riesce a intervistarlo per qualche istante. Afferma che i suoi amici «non vogliono che Obama diventi presidente» e che in sua presenza «hanno più volte minacciato il senatore afroamericano». Da altre fonti si viene a sapere che Gartrell o Adolph intendeva sparare a Barack dall'alto a una distanza di circa 700 metri, verosimilmente nello stadio Ivesco dove Obama pronuncerà il discorso di accettazione alla presenza di 70mila sostenitori.
Con il passare delle ore, però, il complotto si ridimensiona. La procura fa sapere che i quattro sono stati accusati solo di detenzione illegale di armi e di droga, non di tentato omicidio, né di eversione. Per ora. Ma non tutti sembrano credere a questa versione. La notizia sparisce dai titoli della Cnn e di Fox News, ma la Cbs la tiene in primo piano. Il sospetto è che le autorità abbiano deciso di ridimensionare l'accaduto per evitare che si diffonda il panico. Domani, ad ogni buon conto, l'autostrada che passa dietro lo stadio, una possibile fonte di insidie e pericoli, rimarrà chiusa per quasi tutta la giornata.