«Volevo essere Vallanzasca» Storie di periferia

«Quando ero piccolo ripetevo a chiunque me lo chiedesse che da grande volevo diventare come Vallanzasca, mi andava bene anche Lutring, il solista del mitra, al limite, ma il bel René era il meglio. I miei compagni di scuola ascoltavano i Righeira, io Nanni Svampa che cantava le canzoni della mala. Loro sognavano di diventare pubblicitari, io un bandito, pieno di belle donne e di pistole, che scappava su un’Alfa Romeo GTV 2000 seminando le volanti lungo le vie della Comasina». Questa e altre storie di periferia le racconta Federico Chendi, autore di Volevo essere Vallanzasca, uscito per i tipi di Cicorivolta, e presentato oggi alle 19 al Ligera, locale di via Padova 133.
«Una sottile nostalgia di quegli anni, gli anni Settanta, quando la ligera, la mala milanese, appunto, dalle periferie teneva in pugno il centro città - spiega Chendi - fa da sfondo alle mie storie. La ligera, infatti, anche se in negativo è l’ultimo prodotto delle periferie. Adesso le periferie sono dimenticate, sono una sorta di città delle città, difficili da capire e da interpretare. Una sorta di via di fuga. I personaggi dei miei racconti brevi, infatti, sono ispirati ai residenti di via Padova, sono in parte il simbolo di questo spirito: in una specie di corto circuito è come se si fossero ritirati, messi da parte, come in periferia».
Dall’osservatorio privilegiato del suo locale in periferia, appunto, Chendi racconta le storie di quegli italiani, ultimi superstiti di una Milano che non c’è più, che si trova a fare i conti con i nuovi residenti del quartiere, dagli arabi ai cinesi.