«Volevo fare l’avvocato o il tennista, ma a 29 anni ero già un dirigente» Il segretario generale della Fondazione Garrone si racconta, tra i sogni giovanili e le paure per il futuro. E sulle donne? «Brutte, ma intelligenti»

Il palazzo è nel cuore della Genova antica, in via San Luca, 2. La Genova dei navigatori, dei mercanti. Qui ha sede la Fondazione Garrone. E qui ci riceve Paolo Corradi, segretario generale appunto della Fondazione.
Corradi è una specie di nuovo «Richelieu», suggeritore silenzioso, ma accorto di tutti i suoi presidenti.
È nato nel 1947, ha studiato al D’Oria (medie e liceo), si è laureato in giurisprudenza a Genova. Nel ’70 è entrato all’Italsider (anni d’oro, per l’acciaio). Poi una serie di incarichi di alto livello, a 29 anni presidente dell’Associazione italiana «Risks Managers», nel 1989 direttore della SPI, quindi direttore generale del BIC Liguria fino al ’98. dal ’98 al 2009 direttore generale dell’Associazione degli Industriali Genovesi. L’impegno forse più oneroso, ma anche stimolante.
I saloni che ci accolgono sono sontuosi, dipinti dei grandi pittori genovesi, poltrone di pelle rossa, caffè servito su vassoio d’argento. Al suo fianco, nell’intervista, una celebre «p.r. woman», Fede Gardella (si sa, i grandi manager hanno paura dei... giornalisti).
Dottor Corradi i suoi studi sempre molto positivi. Un secchione?
«No. Sono stato sempre promosso».
Mi dica degli anni Italsider.
«A 29 anni ero dirigente. Tempi interessanti: ricordo nomi importanti a capo dell’azienda, Redaelle, Pittaluga. Anni ruggenti. L’Italsider dettava anche la cultura in città. Avevamo Carmi come grafico ufficiale. Le più avanzate tecniche organizzative erano il nostro pane quotidiano. Erano gli anni della “Job Valutation”. Erano gli anni dell’IRI, avevamo con noi gli ingegneri più bravi. Ricordo Sergio Noce. E grandi amministratori delegati».
L’esperienza in Confindustria?
«Fui chiamato da Garrone, al suo secondo mandato. Erano gli anni del rilancio dell’Associazione industriali. Successero tante cose. Aprirono da 600 che erano, oltre mille piccole e medie aziende. Erano gli anni di Riva che sostenemmo in modo forte».
E col sindacato?
«Mai in conflitto. Eravamo poco sensibili anche allo scontro politico. Lavoravamo bene nel campo dei servizi. Ricordo anche la candidatura di Montezemolo appoggiato da noi. Vi fu uno storico pranzo alla Cervara. Poi arrivò Zara».
Ma, insomma, chi è Paolo Corradi?
«Semplicemente un manager. Che ha fatto tante esperienze, utili anche all’attività che svolgo oggi».
A 13 anni cosa voleva fare?
«L’avvocato penalista. Ed ero anche un ottimo tennista, poi ho cambiato rotta».
Quanto conta il lavoro per Corradi?
«Molto. Ma che non sia asfissiante. Ho tanti interessi culturali che vorrei coltivare. Tutta la musica, l’arte contemporanea, l’antiquariato, la lettura».
Si è mai sentito uomo di potere?
«Mai. Un manager vero non deve mai sentirsi uomo di potere. Commetterebbe un grosso sbaglio».
Il compromesso. A Genova, dove lei ha lavorato in tanti ambienti, è presente, forse anche protagonista?
«Genova è una città strana. Non so se si tratti di compromesso, ma la verità è che la città non favorisce l’innovazione, il cambiamento. Dice sempre “no” a tutto. Quanto giochino i compromessi in questa mentalità non so...».
Di che cosa ha paura?
«Al di là del mio aspetto personale, per Genova ho paura dei pochi stimoli che ci sono per i giovani. Non so che fine faranno».
Se non vivesse in Italia dove vorrebbe vivere?
«In Francia. Un paese allegro, positivo».
Da chi accetta volentieri un consiglio?
«Da persone che abbiano spirito critico».
Corradi, le ha 12 ore di vita. Che fa?
«Troveri il modo di allungare le dodici ore...».
Un difetto che non sopporta in una persona?
«La falsità. Ma anche l’invidia. Molto sviluppata a Genova».
La classe politica femminile genovese. Che giudizio da’?
«Non è peggiore di quella maschile. La classe dirigente in generale è abbastanza scadente».
In Confindustria qual è stato l’imprenditore più simpatico?
«Ho conosciuto Montezemolo, sicuramente uomo piacevole. Forse lui anche perché spesso arrivava in città».
Si sente più genovese o più italiano?
«Più italiano... perché sono troppo pesanti i difetti dei genovesi».
Il primo giornale che legge alla mattina?
«Dipende dai giorni».
Un libro sul comodino?
«L’ultimo libro è stato quello di Saviano, Vieni via con me, che ho letto per curiosità. Ma è stata una grande delusione».
Un politico italiano che butterebbe a mare?
«Tantissimi. Scelga lei..».
Quali sono le persone che ammira di più?
«Quelle che sanno fare un mestiere con competenza. Fatti non parole».
Una cosa che non le piace di lei?
«L’impulsività».
Corradi è ambizioso?
«Normalmente, nella media».
Come si vede tra dieci anni?
«Me lo pongo anch’io questo quesito, ma non ho risposta».
Come vorrebbe morire?
«In un colpo secco».
Facciamo il nostro gioco: Garibaldi o Mazzini?
«Garibaldi».
Garrone o Preziosi?
«Garrone».
Garibaldi o Cavour?
«Cavour».
Santoro o Vespa?
«Vespa».
Palazzo Regione o Palazzo Tursi?
«Palazzo Tursi».
Magnani o Merlo?
«Magnani».
Vincenzi o Pericu?
«....»
Carne o pesce?
«Pesce».
Valzer o rock?
«Rock».
Bagnasco o Siri?
«Siri»
Treno o aereo?
«Aereo».
D’Alema o Bersani?
«D’Alema».
Ciampi o Napolitano?
«Ciampi».
Una donna bella e scema o brutta e intelligente?
«Brutta e intelligente».
(Questa intervista è stata fatta prima della retrocessione della Samp in serie B. Corradi, sampdoriano doc, non ha potuto raccontarci l’intensità del suo dolore...).