«Volevo il Festival, mi hanno imposto il varietà»

L’ultimo tentativo con la grande musica: Bocelli, Anastacia, Aguilera. Inutile la lezione di Pieraccioni: i testi sono sempre più agghiaccianti

Paolo Giordano

nostro inviato a Sanremo

Buongiorno Panariello, com’è il morale?
«Basta leggere i giornali al mattino per perdere entusiasmo».
Non si scoraggi. Alla prima puntata del Festival la squadra è compatta. All’ultima la colpa è sempre del presentatore.
«Il cerino ora è rimasto in mano solo a me. È normale. Però mi chiedo: giovedì sera, dico la sera con Pieraccioni e Verdone, avete sentito la mancanza di Panariello? No, penso proprio di no».
Riassunto dei titoli del giorno dopo: emorragia di ascolti. Però almeno avete resistito al Grande fratello.
«Ma chi mi vuole bene, ad esempio la mì zia, mi telefona e mi dice: Giorgio, vuoi che ti dica? Mi sono annoiata».
Via una, via l’altra, Panariello nei camerini accende e spegne la sigaretta. Sta per salire sul palco della quarta puntata, l’energia è come se fosse alla quarantesima e l’entusiasmo è come sopra: sono cinque giorni che sfoglia i giornali e c’è da capirlo. Però è sincero, e per nulla abbattuto. Un altro al suo posto abbozzerebbe e proverebbe a sgusciare via, lui spiega se non altro perché si presenta con quello sguardo che già da solo vale una confessione: «Sono amareggiato perché non s’è capito che cosa volessi dire, qui a Sanremo».
Riassuma.
«Volevo fare il Festival, mi hanno imposto di fare il varietà».
Lei è del ramo.
«No, io avrei voluto fare come Billy Crystal alla cerimonia degli Oscar quando arriva con il papillon e dice: ora facciamo una battuta con Denzel Washington. E poi elenca le nomination. Ladies and gentlemen, and the winner is... Ecco così».
Lei aveva Travolta.
«Però è difficile lavorare con ospiti come lui che stanno lì e non fanno altro che guardare l’orologio...».
Però l’ha voluto lei. O no?
«Io avevo chiesto di avere Rowan Atkinson, cioè Mr. Bean, che però ha detto che lui con la televisione non vuole avere più a che fare. Poi George Clooney aveva le nomination agli Oscar, Brad Pitt ha detto di no all’ultimo. Per loro farci aspettare due settimane per una risposta è roba da niente, per noi è una tragedia».
Ma il Festival si prepara più o meno in un anno...
«È la macchina organizzativa che non ti dà il tempo».
Lei farebbe?
«Snellirei tutto. Tre giorni al massimo, altro che cinque. Ma ci rendiamo conto che finiamo all’una e un quarto di notte: chi ti guarda più a quell’ora? Un giovane cantante sul palco all’una a che serve? Lo sanno bene anche quelli della Rai».
Al Festival è morta la musica?
«No, sono soltanto cambiati i tempi. Una volta annunciavi Nilla Pizzi e la gente non la vedeva da almeno un anno. Ora Alex Britti viene al Festival ma tre giorni prima era a Top of the Pop’s o a Cd Live».
L’anno prossimo torna Baudo.
«Legittimo».
Ma lei non vorrebbe rifarlo?
«Il direttore Del Noce sa bene che io non ho velleità di rifarlo».
Almeno lo finisca bene.
«L’ultima sera sarà come un gala hollywoodiano. Questo è l’intento».
E poi?
«Mi hanno contattato due registi: uno è Giovanni Veronesi, l’altro non lo dico per scaramanzia. E quest’estate scriverò lo spettacolo teatrale che andrà in scena a ottobre. Torno a fare il comico, che poi è il mio mestiere no?».