"Volevo questo personaggio, ignoro se sia morettiano"

Il protagonista Nanni Moretti è entusiasta di "Caos calmo".
Isabella Ferrari: "Ho affrontato la scena di sesso con animo zen"

da Roma

Qualche anno fa, dominante un più burbero narcisismo leftist, Nanni Moretti, icona d’un certo cinema e d’un certo sentire, non si sarebbe neanche sognato d’interpretare un dramma borghese, come papà vedovo, che gira in Bmw, va al baretto con un gruppo di mamme, implora nel giardino sottostante alla scuola un saluto dalla sua bimba, prende da dietro una coetanea bionda, facendo sesso per dimenticare. Ma i tempi son cambiati e adesso che il regista e attore non si vergogna più di chiamare le cose per nome, anche in virtù d’un vissuto doloroso e forgiante (prima la malattia, esorcizzata con Caro diario, poi la separazione dalla madre del suo bambino, Pietro, all’origine del commovente La stanza del figlio), eccolo perno di Caos calmo, smaltato film di Antonello Grimaldi (da venerdì nelle sale), pronto per il FilmFest berlinese.
«L’unico film italiano in competizione a Berlino ed ecco lo spazio dedicato da Sorrisi e canzoni Tv solo alla scena di sesso», scherza Nanni, estraendo il relativo ritaglio stampa dalla tasca dei pantaloni di velluto. «In realtà,è una cosa da lontano... è niente. Non capisco di che stiamo parlando: ora che si comincia a vedere il film, la gente capirà che dentro ci sono tante cose», precisa il caimano, anche sceneggiatore, con Laura Paolucci e Francesco Piccolo, della pellicola prodotta da Fandango e Rai Cinema (costo: cinque milioni di euro, con contributi ministeriali) e tratta dall’omonimo libro di Sandro Veronesi edito da Bompiani.
Il fatto è che da giorni circolano le immagini della prosperosa Isabella Ferrari, qui Eleonora, lady in tiro e aspirante suicida, che Pietro (Moretti) salva dall’annegamento nelle acque di Sabaudia, per poi farsi rimettere al mondo, lui, tramite rapido rapporto carnale. I due se la spassano, insomma, ma esauriamo subito la pars pro toto, che presenta l’unica curiosità di mostrarci, per la prima volta, un Moretti infoiato e seminudo, sexy quanto un girotondino, quando non pensa a salvare il mondo. La Ferrari, abbonata al ruolo di signora bollente, dopo aver bevuto vodka, prima di darsi a Nanni, prende le distanze. «Ho rischiato di rimanere annegata, da nuotatrice mediocre, ma ho affrontato la scena di sesso con anima zen. Però, tra un ciak e l’altro, andavamo a controllare al monitor», spiega l’attrice piacentina da subito designata per il ruolo, con dichiarato scorno di Valeria Golino (qui Marta, la cognata stramba di Pietro), che invece ha sostenuto il provino di rito. «Il nome di Moretti è stato una garanzia per gli attori e abbiamo badato soprattutto a semplificare il libro, rendendolo più leggero e meno cupo», dice Grimaldi, che ha girato tredici scene sempre nella stessa piazza (un hortus conclusus all’Aventino), sorvegliando le inquadrature, per non ripetersi.
La vicenda si svolge oggi, in unità di luogo: tra la panchina, gli alberi e l’auto, parcheggiata dal manager Pietro di fronte alla scuola elementare della figlia, impersonata dalla romana Blu Yoshimi, rinominata così dai genitori buddhisti. Dopo aver trovato la moglie, riversa a terra in mezzo a fette di melone sparse, Pietro, rimasto solo con la figlioletta, si sgancia dalla routine dell’ufficio, proprio nel mezzo d’una fusione e si acquartiera davanti alla scuola della bimba. Passa un ragazzo down e lui gli fa un giochino divertente; sfila una bella ragazza con cane (Kasia Smutniak)e lui le sorride; la sorella della moglie va a tormentarlo di ricordi e lui l’abbraccia. Persino il suo boss (Roman Polanski) piomba da lui, mentre il fratello (Alessandro Gassman), preoccupato da quella deriva, gli si accoccola vicino.
«Da subito volevo interpretare questo personaggio, che tenta di mettere ordine esteriore alla propria vita, cercando nuove priorità. E se, ne La stanza del figlio si frantumava un nucleo familiare, nel romanzo di Veronesi nasce un nuovo rapporto tra padre e figlia. Ignoro cosa, qui, sia morettiano. So che esiste la mia persona, i miei film di trent’anni fa», sorvola Nanni sull’impronta personale. «Elaborerei, in panchina, l’ennesimo lutto della sinistra? Da regista, di fronte a questa fase del nostro Paese, amerei cercare di metter ordine. Ma non riesco a trovare una panchina su cui sedermi e raccontare quanto succede».