Voli, accordo Usa-Ue: cieli aperti dal 2008 ma le compagnie aeree turistiche protestano

Bruxelles - A partire dal 30 marzo del 2008 i prezzi dei voli transatlantici tra Ue e Usa dovrebbero incominciare a calare grazie alla liberalizzazione sancita dall'accordo su Open Skies (Cieli aperti) su cui oggi i ministri dei Trasporti europei hanno messo il loro sigillo. Aspettando il contro-sigillo degli Stati Uniti, ritenuto però una formalità, si dovrebbe arrivare al vertice di Washington il 30 aprile con tutte le carte in regole per finalizzare ufficialmente l'intesa.

Biglietti meno cari La Commissione europea stima che Open Skies abbatterà i costi dei biglietti transatlantici con benefici economici che si aggirerebbero tra i 6,4 e 12 miliardi di euro in cinque anni. Inoltre il numero di passeggeri in un quinquennio aumenterebbe di 26 milioni di unità su un traffico attuale di circa 50 milioni di passeggeri all'anno.

La trattativa Ue In seguito all'inatteso accordo tra negoziatori Ue e Usa, giunto a inizio marzo dopo 11 round e negoziati di 4 anni, sono cominciate le trattative all'interno dell'Unione europea per trovare l'unanimità tra i 27. La Gran Bretagna ha fatto inizialmente muro contro l'intesa per tutelare gli interessi delle due compagnie aeree nazionali, British Airways e Virgin Atlantic, le uniche due europee che operano voli transatlantici dall'aeroporto londinese di Heathrow, che da solo copre il 40% del traffico con gli Stati Uniti. Con il passare dei giorni la posizione di Londra si è attenuata articolandosi nella richiesta di una deroga temporale per lo scalo londinese, in modo da avere il tempo di portare a termine i lavori per la costruzione del quinto terminal. Anche dall'Italia è giunto qualche timido segnale di perplessità vista l'attuale fragilità del settore aereo nazionale. Germania, Francia e la maggior parte degli altri Stati Ue erano invece in favore dell'intesa. Il forte interesse a finalizzare l'accordo su Open Skies ha portato al solito compromesso all'europea. I 27 hanno detto sì all'unanimità all'intesa, ma hanno posticipato la data di inizio della sua attuazione, che è passata dal 28 ottobre 2007 al 30 marzo 2008. Soddisfatti gli inglesi, e anche gli italiani: «L'esito della trattativa è stato molto positivo. Il rinvio al marzo 2008 è perfetto», ha commentato il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi sottolineando che l'Italia avrà in tal modo il tempo di regolare le due principali questioni pendenti relative al settore aereo: la vendita di Alitalia e la riforma dell'intero comparto dell'aviazione civile.

I limiti di Open Skies Per convincere gli scettici, ma anche per riequilibrare i rapporti effettivamente sbilanciati a favore degli Usa, il Consiglio ha deciso anche di introdurre l'obbligo di avvio di una seconda fase di negoziati dopo 18 mesi dall'entrata in vigore dell'accordo, cioè a fine 2010. Inoltre «abbiamo accettato un meccanismo di sospensione dell'accordo se non ci dovesse essere un'intesa sulla seconda fase entro il 2010», ha spiegato il commissario Ue per i Trasporti, il francese Jacques Barrot. In sostanza ogni Stato Ue potrà recedere dall'intesa nel caso non siano state avviate nuove trattative con Washington entro fine decennio. I nuovi negoziati si rendono necessari per il fatto che l'accordo, pur rappresentando un importante progresso, è tuttavia chiaramente squilibrato. Gli americani mantengono infatti il diritto di operare su rotte intra-europee e di acquisire quote di controllo nelle compagnie aeree europee senza però offrire alcuna reciprocità su entrambi i versanti. I negoziatori europei continueranno a chiedere quindi la possibilità per i gruppi del Vecchio continente di effettuare voli intra-americani, per esempio da Washington a New York. Inoltre si chiederà l'abolizione della norma Usa che vieta agli stranieri di possedere una quota superiore al 25% di azioni con diritto di voto in compagnie aeree americane. Con il compromesso raggiunto a inizio marzo, gli americani hanno accettato di non porre più alcun limite all'acquisto di azioni di gruppi aerei nazionali da parte di investitori stranieri. Ma è rimasto il vincolo sulle azioni con diritto di voto, il che lascia saldamente in mani statunitensi il controllo delle compagnie aeree.

Protestano le compagnie turistiche Le compagnie aeree turistiche sono insoddisfatte dal via libera a Open Skies, che introduce la parziale liberalizzazione del mercato del settore su entrambi i lati dell'Atlantico. A prendere posizione è la Iaca (International Air Carrier Association) che rappresenta 37 linee aeree europee per il turismo (tra cui compagnie come Air Berlin, Tui, Eurofly, Thomas Cook Airlines, Transavia e altre). L'associazione si dice «delusa dal mancato raggiungimento di un risultato equilibrato per le compagnie di entrambi i lati dell'Atlantico». La Iaca lamenta che «l'accordo dà alle compagnie Usa pieno accesso al mercato interno Ue, mentre le compagnie Ue sono limitate a voli transatlantici, ed è negato loro l'accesso al mercato interno Usa». L'associazione si dice convinta che «un accordo tra Ue e Usa può essere equilibrato solo se porta a eguali diritti di traffico tra Ue e Usa nei rispettivi mercati interni, identici limiti proprietari e possibilità di controllo».