Voli economici, cibo e arte cronaca del viaggio slow-cost

Così si riconosce la vacanza alternativa che unisce le tariffe aeree a basso costo a ritmi «senza fretta». Una nuova tendenza turistica che l’anno scorso ha convinto cinque milioni di italiani. Itinerari privilegiati: i tesori nascosti dei piccoli centri

Nino Materi

nostro inviato in Puglia

Prenotate l’aereo e lasciate a casa l’orologio. Il biglietto è a basso costo, ma non dovrete rinunciare a nulla. Anzi, ne guadagnerete in serenità. Benvenuti in un viaggio «slow cost», vale a dire una via di mezzo tra «low cost» e «slow food»: da una parte l’economicità della tariffa, dall’altra la filosofia dell’«andamento lento» che ci fa apprezzate meglio non solo i piaceri della tavola, ma anche quelli della vita. Da sempre, infatti, stress e velocità sono i nemici giurati delle ferie: quelle stesse ferie che un italiano su due continua a sognare all’insegna del puro relax. Certo, ci sono pure i forzati dell’avventura estrema, ma questa è gente che non sceglierà mai un itinerario «slow cost». Percorsi «tranquillamente» alternativi che nel 2004 sono stati scelti da 5 milioni di persone, dando consistenza a una fetta di mercato dalle potenzialità enormi.
Un target finora trascurato dai grandi tour operator, impegnati per lo più a scommettere sulla villeggiatura «dinamica» per i giovani e sul programma «all inclusive» per le famiglie. Ma a crescere è stato intanto un format di ceto sociale medio-alto fuori dagli schemi tradizionali, che odia gli «animatori», preferendo ritagliarsi parentesi contemplative senza trascurare arte e cultura. Obiettivo: coniugare le esigenze del portafoglio con i tempi di un soggiorno «slow».
Tra le compagnie aeree italiane low cost sperimentatrici di questa nuova «dottrina» ce n’è una - la MyAir - che ha deciso di puntare sul rapporto qualità-prezzo privilegiando l’Europa e l’area del Mediterraneo.
«A luglio di quest’anno il traffico passeggeri è aumentato dell’8,5%, rispetto allo steso periodo dell’anno precedente - sottolinea il presidente di MyAir, Carlo Bernini -. All’interno di questo aumento il settore low cost è anch’esso progredito ed ha raggiunto il 25% del mercato italiano e il 20% di quello europeo». «Dunque - si legge su Mymagazine, il bimestrale diretto da Alessandra Fusè -, la componente low cost è quella che è cresciuta maggiormente nell’intero comparto, rivelandosi la più creativa nell’individuare nuove soluzioni». E tra le nuove opportunità c’è la riscoperta dell’Italia meridionale con in testa la Puglia: regione ad alto tasso di crescita turistica, non a caso individuata da MyAir come zona-test per potenziare i collegamenti col Mezzogiorno. In territorio barese la scelta è caduta su due «perle»: Conversano e Polignano a Mare.
Scelte azzeccate, perché dopo una due giorni di «vagabondaggio» tra le suggestioni di castelli, chiese, musei e centri storici abbiamo verificato come la strategia «slow» possa offrire davvero grandi emozioni. Tempi lontani dalle tipiche frenesie estive, ma che ruotano attorno a un’attenta programmazione: come quella che si respira a Conversano tra le camere d’atmosfera di Corte Altavilla, un «relais di charme» che l’entusiasmo e la serietà di due giovani imprenditori conversanesi ha trasformato in un gioiello di efficienza.
Ma è l’intero Paese a presentare il lato migliore di un Sud dove lo «sviluppo autopropulsivo» sta passando dal piano teorico a quello pratico. Piccoli segnali che però sono la spia di un importante cambio di tendenza. Accade, ad esempio, nel ristorante Pashà davanti al castello nella piazza di Conversano: tutti gli arredamenti del locale sono stati acquistati da artigiani della zona; una sorta di «catena di sant’Antonio» tra commercianti del posto che - messe da parte le tradizionali concorrenze di bottega - collaborano in sinergia per garantire uno standard di servizio il più alto possibile. Si ride di gusto e ci si gode la vita al desco del Pashà e - durante una degustazione con tanto di sommelier - può accadere anche che un illustre commensale friulano, facendo roteare il vino nel bicchiere, finisca col versarselo sul maglione. Ed è in questo contesto che il turista finisce con l’apprezzare meglio e di più la filosofia «slow» che avvolge largo Cattedrale, dove può capitare perfino che sia il sindaco in persona a fare da cicerone al visitatore di passaggio.
A Conversano di cose da vedere ce ne sono tante: dal castello Marchione al monastero di Santa Maria dell’Isola, dalla chiesetta rurale di Santa Caterina all’imponente cattedrale normanna. Un odore di incenso e candele che introduce l’ospite lungo il percorso artistico di questa terra dominata dalla figura controversa del conte Giangirolamo II Acquaviva d’Aragona, detto «guercio delle Puglie», potente signore di Conversano: è da qui che il «guercio» dominava la vasta contea che si estendeva da Castellana Grotte a Lecce. Sul conte Giangirolamo affascinanti racconti e amletici interrogativi: «Perché il “guercio” nel ritratto del pittore Fenoglio appare con entrambi gli occhi perfettamente sani?».
Ma per rimanere catturati dalle antiche leggende è sufficiente una semplice passeggiata sul sagrato dell’imponente cattedrale romanica, antica residenza medievale degli Altavilla; e proprio a questo casato appartennero importanti condottieri, eroine e dolci dame come la bella Sibilla, giovane sposa di Roberto Courtheuse, figlio primogenito di Guglielmo il Conquistatore, primo Re d’Inghilterra. Stirpe nobile e sangue blu che pervadono i saloni del castello Marchione, nelle cui scuderie un tempo venivano allevati i celebri cavalli di «razza Conversano» di colore bianco, in seguito denominati «lipizzani», ottenuti dall’incrocio di stalloni arabi con giumente andaluse.
Ora il castello Marchione si è trasformato nella location ideale per matrimoni spettacolari, ma i cavalli «lipizzani» continuano ad essere allevati in un cascinale a pochi chilometri di distanza dove un giovane dai capelli neri e dallo sguardo fiero vi svelerà tutti i segreti di questi splendidi destrieri.
Ma un percorso «slow» che si rispetti non può prescindere dal mare, quindi ci spostiamo nella vicina Polignano a Mare: paesaggio da costiera amalfitana, con scorci mozzafiato e antiche ville finite colpevolemnte nelle mani di privati che le hanno degradate a semplici residenze estive. Ma anche qui ci sono idee e voglia di fare. Il pesce crudo del ristorante Tuccino è rinomato in tutta Italia e i commenti lasciati dai clienti vip nel «book delle presenze» (mostrato orgogliosamente dalla moglie del signor Tuccino) sono lì a dimostrarlo.
Genio e sregolatezza, come quelli che si respirano nell’atelier dello «scultore della luce» Peppino Campanella. Sulla sua terrazza a picco sul mare si erge un’enorme forbice che - ci piace immaginarlo - potrebbe simboleggiare il «taglio» definitivo ai vecchi pregiudizi di cui il Sud, spesso, è ancora vittima.