Voli pindarici di Sarah Jane Morris Imita Nick Cave, nobilita la Spears

Le definizioni sui giornali angloamericani si sprecano. Qualcuno la definisce un incrocio tra Nina Simone e Janis Joplin, altri tra Ella Fitzgerald e Macy Gray. In realtà la voce dell’inglese Sarah Jane Morris è estremamente duttile, volubile, ambrata, dotata di grande senso del racconto. Per questo è difficile etichettarla. L’abbiamo vista a Milano (ma dalla settimana prossima sarà attivissima in Italia) incorniciare ora con asprezza, ora con dolcezza, ora con ironia jazzy brani diversissimi tra loro come God Must Be a Boogie Man di Joni Mitchell e il classico Me & Mrs.Jones, Blowers Daughter del giovin Damien Rice e Wild Horses dei Rolling Stones passando per Into My Arms del maledetto Nick Cave, splendidamente eseguita con voce cupa e brunita. Per la prima volta cambia formazione; via le chitarre, sul palco il piano, il basso acustico, il sax e la batteria. E lei percorre le infinite strade del jazz tracimando nello ’r’n’b, nel blues (ma anche nella parodia di Britney Spears in Toxic). Brava, con un pizzico di drammaticità in più sarebbe (quasi) perfetta.