Volkswagen dà sempre risposte Il valore aggiunto «BlueMotion»

C’è la crisi? Poco male, occorre mantenere le posizioni. E anzi, se possibile, rafforzare la propria presenza nel comparto delle flotte aziendali. Un duplice obiettivo che Volkswagen sembra avviata a centrare in pieno, almeno stando ai dati relativi al periodo gennaio-settembre 2009, che vedono il marchio attestarsi in Italia su una quota di mercato del 6,1%. Certo, il balzo avanti rispetto al 6% del 2008 non è gigantesco, ma appare ugualmente significativo perché ottenuto nel mezzo di un annus horribilis per il settore delle company car, fiaccato dalla congiuntura economica negativa che ha spinto le aziende a posticipare il rinnovo del parco auto e depresso da un trend d’immatricolazioni che nei primi nove mesi ha toccato il -31%.
Alla luce di questi numeri, viene da chiedersi quale sia il segreto che ha permesso alla casa di Wolfsburg una simile performance in controtendenza. Ma i segreti, se così vogliamo chiamarli, in realtà sono più d’uno. Tanto per cominciare, l’ottima percezione di cui da sempre Volkswagen gode come marchio di auto aziendali, grazie anche a un’offerta ampia e variegata, in grado di soddisfare a 360 gradi le esigenze della clientela business. Altro plus importante è il mantenimento del valore dei diversi modelli nel tempo, che si traduce in un minor deprezzamento e rappresenta un'ulteriore garanzia di qualità. Non vanno dimenticati, poi, i cospicui investimenti che il costruttore tedesco dedica alla sostenibilità ambientale, in un’ottica di riduzione delle emissioni nocive, dei consumi e, conseguentemente, dei costi d’esercizio della vettura. Un impegno, quest’ultimo, ben riassunto oggi dal brand BlueMotion Technologies, il sigillo che identifica tutte le tecnologie della casa capaci di garantire importanti risparmi in termini di carburante e livelli di CO2, e che secondo un recente sondaggio condotto dal Dat (Deutschen Automobil Treuhand, il più antico ente per le indagini di mercato nel settore auto) è conosciuto e apprezzato dall’85% degli automobilisti tedeschi. Si va dal nuovo start/stop al dispositivo per il recupero dell'energia, dal catalizzatore ad accumulo di NOX (già impiegato con successo negli Stati Uniti) alla trazione elettrica, dall’ibrido a sistemi di alimentazione particolarmente oculati come il Tsi EcoFuel.
E il risultato finale di tanta eccellenza tecnologica sono vetture innovative come la Passat 1.6 BlueMotion, nata per rispondere al meglio alle diverse domande dei fleet manager: comfort, sicurezza, ma anche riduzione dei costi e dell’inquinamento, a tutto vantaggio dell’immagine aziendale. Il suo propulsore Tdi, equipaggiato con un cambio manuale a cinque rapporti, eroga una potenza di 77 kW/105 cv e porta il livello di emissioni a soli 118 g/km (119 sulla versione Variant), mentre i consumi medi si attestano sui 4,5 l/100 km.
Ma se Passat piace, così come piacciono Touran e Tiguan, le attenzioni di chi gestisce una flotta si concentrano soprattutto sulla nuova Golf, ora disponibile anche nella versione BiFuel. Si tratta della prima Golf progettata espressamente per il funzionamento a Gpl, grazie al quale può garantire un calo delle emissioni di anidride carbonica fino al 10%. Il suo potente motore 1.6 quattro cilindri da 98 cv consuma in media 9,2 litri di gas liquido ogni 100 km (149 g/km di CO2), ma si rivela parsimonioso anche con l’alimentazione a benzina: 7,1 litri per 100 km e 169 g/km di CO2. Di tutto rispetto l’autonomia, che raggiunge i 1.100 km sommando il serbatoio di gas naturale da 41 litri, integrato nel vano della ruota di scorta, con quello della benzina da 55 litri. Con il solo funzionamento a Gpl, invece, si possono percorrere circa 420 km prima di doversi fermare al distributore.
E i fiori all’occhiello dell’offerta Volkswagen non finiscono qui. A settembre, infatti, è stata presentata al pubblico la nuova Polo, quinta generazione di una best seller destinata, ancora una volta, a ritagliarsi un ruolo importante nelle car policy di molte aziende italiane, a cominciare da quelle con una preponderanza di utilitarie nel proprio parco auto. O, magari, da quelle che, in sintonia con i più recenti trend di mercato, puntano oggi a un downsizing della flotta: vale a dire cilindrata e dimensioni più contenute, ma senza rinunce in termini di comfort, sicurezza e prestazioni.