Volkswagen: l’ad pronto a dimettersi

Piero Evangelisti

da Milano

La Borsa di Francoforte ha reagito subito, con la più forte perdita registrata negli ultimi 5 mesi dal titolo Volkswagen (meno 3,7%), alle dichiarazioni di Bernd Pischetsrieder, il quale ha ammesso di essere sempre più traballante sulla sua poltrona di amministratore delegato del gruppo tedesco, e di Ferdinand Piëch, presidente del consiglio di sorveglianza, rilasciate a Financial Times e Wall Street Journal. È sospesa da tempo la riconferma del primo al timone del colosso automobilistico di Wolfsburg, il quale ha ammesso al quotidiano della City la possibilità di perdere il posto. La posizione di Pischetsrieder è duramente contrastata dai rappresentanti dei lavoratori che siedono nel cda (10 su 10, come ammette amaramente lo stesso top manager), ma sicuramente imputabile al difficile rapporto che si è instaurato con Piëch sul piano di ristrutturazione della Volkswagen. Dalla sua parte, fatto insolito, Pischetsrieder ha 9 dei 10 azionisti di maggioranza, tra cui Bassa Sassonia e Porsche (il presidente Wendelin Wiedeking gli ha riconfermato la fiducia in un recente incontro), ma non Piëch, nipote del fondatore della dinastia di Stoccarda. Potrebbero essere quindi imminenti le dimissioni di un quasi rassegnato Pischetsrieder, sensazione decisamente percepita e manifestata dai fornitori della casa di Wolfsburg, e silenziosamente avallata dai sindacati, posti di fronte, negli ultimi mesi, a un piano di ristrutturazione che prevedeva una riduzione del personale di 20mila unità, con forme tuttavia relativamente indolori (forti incentivi e ricchi prepensionamenti, che porteranno nelle casse di Vw, a medio termine, 2,4 miliardi), che le «union» tedesche avevano in gran parte accettato. «Di fronte a tanta ostilità non è escluso che io - come, credo, qualsiasi altro manager nella mia posizione - possa effettivamente decidere di rassegnare le dimissioni», dice Pischetsrieder. Una dichiarazione che non lascia dubbi sul fatto che le lotte interne vanno molto oltre il piano di ristrutturazione del primo gruppo automobilistico europeo, a capo del quale proprio Piëch chiamò Pischetsrieder, dopo averlo «collaudato» in Seat.